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Domani Dublino diventa l’ombelico del mondo, per analisti rischio sorprese in Italia è limitato

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Tutti a raccolta a Dublino. Una missione di esperti della Ue e del Fondo Monetario Internazionale arriverà domani in Irlanda, nell’ambito dei colloqui su un eventuale piano di aiuti al settore bancario del paese. E’ questa l’ultima novità annunciata dal ministro delle finanze irlandese, Brian Lenihan. La missione, che vedrà la partecipazione di rappresentanti della Commissione europea, della Bce e del Fmi, dovrà esaminare “i problemi strutturali delle banche irlandesi alla luce delle recenti pressioni sui mercati finanziari e valutare quello che occorre fare”.


Parlando alla radio Rte, il ministro ha spiegato che “i colloqui cominceranno giovedì”, ma non è stata fissata una data per la loro conclusione, pur ammettendo che la discussione riveste un certo carattere di urgenza. A stretto giro il presidente di turno dell’Ecofin, il ministro belga della finanze Didier Reynders, ha ribadito che Bruxelles è pronta ad agire per aiutare l’Irlanda “se ci sarà una richiesta” in quanto “ora abbiamo gli strumenti necessari”, ma “prima dobbiamo avere una fotografia chiara della situazione”, ha spiegato Reynders.

“Abbiamo bisogno di una domanda che parta da Dublino, ma voglio che sia molto chiaro il fatto che noi vogliamo iniziare un processo di analisi della situazione irlandese per valutare se è necessario che l’Irlanda inoltri domanda di aiuto”, ha affermato Reynders. Secondo il ministro belga, che stamattina aveva già sostenuto l’inevitabilità del ricorso agli aiuti Ue da parte di Dublino, data l’esperienza fatta con la crisi del sistema bancario europeo negli ultimi due anni “sono abbastanza sicuro che la Banca centrale europea non possa andare oltre nel fornire liquidità alle banche di alcuni paesi”.


Le autorità irlandesi si sono, infatti, “impegnate a intensificare le discussioni tecniche già dallo scorso fine settimana su come Commissione Ue, Bce e Fmi possano fornire il necessario sostegno soprattutto per il sistema bancario”, ha ricordato il commissario Ue gli affari economici e monetari, Olli Rehn. Queste “possono essere considerate come l’intensificazione della preparazione di un potenziale programma” di salvataggio, di cui il lavoro è “già mezzo fatto”.


Secondo indiscrezioni il governo di Dublino starebbe trattando per attivare un pacchetto di aiuti che potrebbe arrivare a quota 100 miliardi di euro, di cui metà a sostegno delle banche e metà dei conti pubblici su cui pesa un deficit del 32 per cento. Non è facile per l’Irlanda mettere da parte l’orgoglio. La partita si gioca su un terreno non facile: nel mirino c’è quell’aliquota del 12,5% per le imposte societarie, che ha attirato come il miele nell’ultimo decennio aziende da tutto il mondo. E l’idea di un commissariamento europeo, come già visto in Grecia, non è cosa gradita a Dublino. Ma il tempo corre veloce, la speculazione sulle Borse rischia di surriscaldare una situazione che rischia di diventare insostenibile.


Se Dublino fa paura, l’Italia non ride. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha voluto rassicurare dicendo che “L’Italia non collassa” a causa delle turbolenze finanziarie di questo periodo che coinvolgono alcuni paesi Eurozona, “ha una posizione solida, non è causa dei problemi ma è parte della soluzione”. “Se si guarda a tutti i grafici, la realtà dell’Italia appare solida – ha rivendicato ancora il ministro – Non voglio dire che è merito di questo governo, sicuramente è fondamentale la politica di responsabilità, detto questo, l’Italia tiene perché ha le famiglie, il risparmio, banche solide, la manifattura, il lavoro e non i servizi”.


In ogni caso, ha avvertito, “è fondamentale che continuiamo la politica di responsabilità” avviata con la finanziaria triennale. Politica di responsabilità che “ha dato un contributo al fatto che siamo un Paese che non causa problemi”. E di tutto questo, ha aggiunto il ministro, “dobbiamo ringraziare gli italiani per la condotta tenuta in questi anni, passati e presenti”.


Secondo il vice capo economista di Julius Baer, David Kohl, la causa dell’andamento a rilento dell’Italia sta principalmente nel “drastico taglio agli investimenti in beni strutturali effettuato durante la crisi”. Oltre alle condizioni restrittive quanto a concessione del credito, sulle prospettive italiane pesano inoltre le incertezze circa l’ingente debito italiano. “Tuttavia – ha osservato Kohl – a differenza degli altri paesi meridionali dell’eurozona, per quanto concerne il deficit pubblico e competitività dei prezzi l’Italia non si colloca troppo male e il rischio di radicali sorprese negative resta pertanto limitato”.

 

“Le incertezze legate alla crisi politica potranno portare nuova incertezza – segnala anche Fabio Fois, European economist di Barclays Capital interpellato da Finanza.com – . Se la finanziaria sarà approvata prima dell’eventuale crisi, è un fattore da considerare positivamente perché verrà dato un messaggio chiaro che la questione strutturale di finanza pubblica è stata volutamente preservata”.