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Il dollaroyen sale ai massimi da quasi quattro anni

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Il dollaroyen si prende una pausa dopo aver sfiorato quota 100. Lieve segno meno per il cambio tra il biglietto verde e la moneta del Sol levante che dopo esser salito fino a 99,657 nel corso della seduta asiatica, il massimo dal maggio del 2009, in questo momento arretra dello 0,3% a 99,077 yen. Indicazioni simili arrivano anche dal cross con la moneta unica che si è portato a ridosso di 130 a 129,925, il livello più alto dal gennaio 2010.

Nella prima riunione presieduta dal neo governatore Haruhiko Kuroda, la Bank of Japan ha annunciato l’intenzione di raddoppiare il proprio portafoglio di titoli di stato con l’obiettivo di pervenire al target di inflazione al 2% entro i prossimi 2 anni.

Gli acquisti sui titoli di Stato del Paese saranno aumentati a circa 7 mila miliardi di yen su base mensile e riguarderanno anche titoli a lunga scadenza (saranno acquistati JGBs con durata fino a 40 anni). La banca centrale giapponese condurrà operazioni sul mercato monetario in modo da incrementare la base monetaria al ritmo di 60-70 mila miliardi di yen l’anno.

“Le aspettative per Kuroda al suo primo meeting come governatore della Boj erano molto alte, ma alla prova dei fatti il lancio ufficiale del suo QE è riuscito a sorprendere anche i più ottimisti sulla salita Nikkei e sull’indebolimento dello yen”, si legge nella Weekly Fx Research preparata da JW Partners e intitolata “Kuroda, il nuovo Bernanke”.

“La sorpresa non è arrivata tanto dagli strumenti e misure impiegate -continua il report- ma dalla potenza di fuoco utilizzata e il messaggio agli istituzionali domestici è stato forte e chiaro: i tassi reali sui JBG sono destinati a scendere, se volete rendimento dovrete cercarlo altrove (sull’azionario domestico e/o su asset stranieri)”.

Il successo dell’intera operazione, che nelle intenzioni dovrebbe portare il tasso di inflazione all’ambizioso target del 2%, secondo gli analisti di JW Partners, “dipenderà dagli altri due pilastri, oltre a quello monetario, dell’Abenomics: gli stimoli fiscali e le riforme strutturali. Alcuni segnali sono promettenti ma la strada è lunga”.