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Dollaro torna a mostrare i muscoli

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Le indicazioni macroeconomiche tornano a spingere il biglietto verde. Torna il segno più per l’indice del dollaro che capitalizza la forza del mercato del lavoro, i richiedenti il sussidio di disoccupazione (-50 mila a 2,16 milioni) sono ai livelli minori dal novembre del 2000, e le indicazioni arrivate dai prezzi al consumo.

A settembre l’inflazione della prima economia non ha fatto segnare variazioni annue in versione completa ma il +1,9% messo a segno dall’indice “core”, quello calcolato al netto di energetici e alimentari, segnala che al netto di fattori transitori (greggio su tutti), la prima economia non è poi così lontana dal raggiungimento del target Fed del 2%.

Dopo i minimi da quasi due mesi, un mercato del lavoro in ottima salute e prezzi in ripresa stanno spingendo gli operatori a scommettere su un intervento restrittivo da parte della Federal Reserve. Il dollar index, l’indicatore che misura le performance del biglietto verde contro un basket di valute in questo momento sale di oltre mezzo punto percentuale a 94,45 punti, il cambio con la moneta unica si riporta a 1,1380 (-0,8%) e quello con la divisa britannica scende a 1,5455.

Lo stop dell’eurodollaro è inoltre riconducibile alle parole pronunciate da Ewald Nowotny, membro del consiglio della Banca centrale europea e governatore della Banca centrale austriaca, secondo cui l’Eurotower sta “chiaramente mancando i target” per quanto riguarda l’inflazione. Stando ai dati preliminari, domani è in calendario la pubblicazione delle indicazioni definitive, a settembre l’indice dei prezzi al consumo si è riportato in territorio negativo (-0,1% a/a) dopo cinque segni più consecutivi.