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Dollaro sotto attacco, sterlina superstar

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Il secondo semestre del biglietto verde, quello che secondo il consenso degli analisti dovrebbe segnare un rafforzamento in scia del processo di normalizzazione della politica monetaria, si apre all’insegna della debolezza. Nuovo massimo dal quarto trimestre 2008 per il cable, il cambio sterlina/dollaro, salito oggi fino a 1,7161 usd in scia dell’indice Pmi britannico relativo l’andamento del manifatturiero, salito a giugno da 57 a 57,5 punti (consenso 56,8 punti).

“Il manifatturiero britannico ha continuato a espandersi a giugno mettendo a segno uno dei migliori trimestri per il comparto degli ultimi due decenni”, ha dichiarato Rob Dobson, economista senior di Markit. Negli ultimi 12 mesi la sterlina è salita di quasi il 10% registrando la performance migliore tra le 10 valute comprese nel Bloomberg Correlation-Weighted Indexes, (-3,8% per il dollaro).

“Nonostante i massimi dall’ottobre del 2008, il cable nel breve termine dovrebbe segnare ulteriori guadagni”, stima Stan Shamu di IG. “La domanda è quanto lontano potrà arrivare il cross”. Pound tonico anche nel cross con la divisa nipponica che oggi si è spinto al livello maggiore da inizio anno a 174,21. “Se il cambio dovesse reggere questo livello nei prossimi due giorni -si legge in una nota preparata ha detto Vincenzo Longo di IG- è lecito attendersi una ripresa del rally che potrebbe riportare presto le quotazioni prima a 175, top da inizio anno, e poi in area 183,50-1,84”.

Con un tasso di disoccupazione ai minimi da cinque anni, prezzi delle abitazioni in crescita e un Pil a livelli pre-crisi, gli operatori stanno scommettendo che la Bank of England incrementerà il costo del denaro già a partire dall’anno corrente.

Nel corso della seconda parte indicazioni deludenti per la prima economia sono arrivate dagli indici relativi il sentiment dei direttori degli acquisti del manifatturiero (in calo da 55,4 a 55,3) e le spese per costruzioni (+0,1% m/m contro il +0,5% stimato).

In questo contesto, massimi da inizio anno, e più precisamente dal novembre del 2013, anche per il cambio tra il dollaro australiano e quello statunitense che nel giorno della conferma del costo del denaro australiano al 2,5% ha toccato i 94,93 centesimi di usd. Greenback in difficoltà anche contro il cugino canadese, con l’incrocio sceso ai minimi da cinque mesi a 1,0651 cad, e nel cambio con la moneta unica che ha toccato la soglia psicologica degli 1,37 dollari.