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Dollaro superstar dopo tregua Usa-Cina, il rally del decennale Usa aleggia sui mercati. Giù l’oro, è una “Dollar Story”

Ancora super dollaro sui mercati, con la sponda dell’allentamento delle questioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Quali sono le altre questioni da considerare?

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Non si spegne sui mercati valutari la corsa del super dollaro. Un ulteriore sostegno è arrivato nel fine settimana dalla tregua delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, con il biglietto verde che continua ad apprezzarsi nei confronti delle principali valute. Sta avvenendo anche nei confronti dell’euro, con il cambio euro/dollaro che ha rivisto i minimi a sei mesi (il cross euro/dollaro è sceso fino a 1,1721 e in questo momento cede lo 0,29% a 1,1737). Gli strategist di Mps Capital Services sottolineano che il cambio euro/dollaro “sta puntando 1,17 con le posizioni speculative nette lunghe che venerdì sono risultate in leggero calo, pur rimanendo su livelli storicamente elevati”. Non bisogna, tuttavia, tralasciare gli effetti che gli sviluppi politici italiani stanno avendo sull’euro, soprattutto dopo la bozza del contratto di Governo. Questo pomeriggio Matteo Salvini, leader della Lega, e Luigi Di Maio che guida il Movimento 5 Stelle saliranno al Colle e presenteranno al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il chiacchierato contratto.

E ancora l’analisi dei movimenti del dollaro vanno contestualizzati allo scenario attuale, con in particolare la corsa dei titoli di stato americani. “L’accrescere del differenziale fra i tassi base fra Fed e altre banche centrali sta riversando ingenti flussi di denaro sul dollaro“, sottolinea Carlo Alberto De Casa, capo analista di ActivTrades, indicando che dal punto di vista tecnico “il trend è ancora impostato a favore del dollaro, anche se dopo questo lungo rally potrebbe essere salutare una pausa, visto che alcuni indicatori sono ormai in ipercomprato“.

Oro? È una “Dollar Story”

Il rafforzamento del dollaro sta mettendo sotto pressione anche l’oro. Una reazione, quella del metallo prezioso, che ad una prima analisi potrebbe sospendere visto che il contesto globale rimane incerto e la domanda di oro non mostra segnali di crollo. “La ragione fondamentale alle spalle di questa discesa sta nel rafforzamento del dollaro e nella corsa dei titoli di stato americani, dove il decennale è arrivato a superare il 3%”, spiega De Casa che ha di recente pubblicato la seconda edizione de “I segreti per investire con l’oro”, pubblicato da Hoepli. “Possiamo dunque vedere la discesa dell’oro come una “dollar story” – prosegue l’esperto – in altre parole la rottura ribassista dell’area 1.300 appare in gran parte spiegabile con la forza del dollaro. Risulta interessante l’accostamento con il mercato valutario: sul Forex, infatti, il trading range laterale sull’euro/dollaro tra 1,22 e 1,25 è crollato alcune settimane fa e il tasso è sceso bruscamente fino all’attuale 1,173″.

Cosa è accaduto al metallo giallo? Dopo aver danzato per 4 mesi fra 1.300 e 1.360 dollari l’oncia, l’oro ha perso terreno nelle ultime settimane, ben dopo il cedimento del supporto collocato a 1,22 sul cambio euro/dollaro. “Tecnicamente a questo punto potrebbe esserci spazio per ulteriori correzioni, con alcune importanti aree di supporto collocate a 1.265 e 1.240“, aggiunge l’esperto di ActivTrades, precisando però che lo scenario è molto diverso dal 2013: stiamo parlando della possibilità di vedere un altro declino del 2-3% e sicuramente non di un 15-20% come è successo cinque anni fa dal momento che la domanda sembra generalmente meglio organizzata per reagire ai vari impulsi ribassisti in arrivo.

 

Guerra commerciale addio?

Gli sviluppi politici sono seguiti da vicino. Nel fine settimana gli Stati Uniti e la Cina hanno trovato un accordo che permette di facilitare gli scambi tra i due paesi, con la Cina che ha promesso un “significativo aumento” delle importazioni dagli Stati Uniti. Il segretario al Tesoro americano, Steve Mnuchin, ha dichiarato che gli States per adesso non imporranno dazi sui prodotti cinesi (lo stesso farà la Cina). “Si tratta pertanto di un accordo che, temporaneamente, sospende la guerra commerciale tra i due Paesi”, sottolineano gli esperti Mps Capital Services. Che la tregua sia temporanea lo sostengono anche da Intesa Sanpaolo: “i colloqui bilaterali tra Cina e Usa non si possono ancora dire conclusi e le interpretazioni del loro esito sono diversificate persino all’interno della stessa amministrazione Trump”. Da Intesa Sanpaolo rammentano inoltre che le prossime due settimane vedranno in primo piano scadenze importanti per il futuro dei dazi. Entro oggi, 21 maggio, dovranno essere presentate le proposte per le nuove restrizioni sugli investimenti cinesi nel settore tecnologico, il 22 maggio termina il periodo di discussione aperta sui dazi annunciati in base alla sezione 301 del Trade Act (su 50 miliardi di dollari di import dalla Cina); entro fine maggio termina il periodo per presentare le richieste di esenzione dai dazi su acciaio e alluminio.

 

Oltre alla questione commerciale, sui mercati si guarda anche ai prossimi appuntamenti macro che potrebbero fornire degli spunti interessanti. Per gli Stati Uniti, sotto la lente degli operatori la pubblicazione dei verbali della riunione del Fomc di inizio maggio, che “dovrebbero confermare il proseguimento dei graduali rialzi dei tassi, con possibili aggiustamenti legati all’evoluzione delle pressioni inflazionistiche”, sottolineano gli economisti di Intesa Sanpaolo.