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Dollaro neozelandese: quali indicazioni da Bollard?

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Questa notte la banca centrale neozelandese ha mantenuto I tassi al minimo storico del 2,5% (livello invariato dal marzo 2011, per permettere all’economia di riprendersi dopo il pesante terremoto), come ampiamente previsto, utilizzando però nel messaggio agli investitori la locuzione “per il momento” aumentando così le attese per un aumento del costo del denaro nel prossimo futuro. Quello che è certo anche a Bollard, numero uno dell’istituto centrale neozelandese, è che una valuta troppo forte potrebbe creare più di un grattacapo (negli ultimi mesi il dollaro neozelandese si è mantenuto su livelli relativamente sostenuti, rispetto ai recenti cali dei prezzi delle commodities, di cui il paese è forte esportatore): se il cambio dovesse rimanere su questi livelli di forza, senza altri cambiamenti a livello economico, la banca centrale dovrà rivalutare la propria impostazione di politica monetaria, secondo le stesse parole del banchiere centrale. Noi non ci aspettiamo un aumento dei tassi prima dell’anno prossimo (si parla di marzo), proprio per via di un inflazione inferiore alla mediana del suo target range (che va dall’1 al 3%). Fino ad ora il dollaro neozelandese si è difeso molto bene, essendo il secondo miglior performer dell’anno (tra le 16 principali valute) con un guadagno ponderato del 4.9% rispetto a un paniere delle altre principali valute.

Diversamente da altri paesi asiatici, la Banca Centrale Neozelandese non ha risposto alla debole domanda globale tagliando i tassi, anche perché si aspetta che la ricostruzione dal terremoto alimenti l’inflazione anche negli anni a venire. Il cambio si sta effettivamente comportando meglio del suo “vicino” dollaro australiano, con quest’ultimo ormai lontano dai massimi di fine febbaio. Per la Reserve Bank of Australia sono in realtà aumentate le aspettative di un taglio dei tassi, dopo che i prezzi al consumo core sono saliti al ritmo più basso dal 1998, mentre secondo una recente indagine tra 16 economisti, 2 prevedono un aumento dei tassi per la Nuova Zelanda prima di ottobre, 9 prima della fine dell’anno e 5 nessun cambio fino al 2013. Se da un lato nel 4° trimestre 2012 l’economia dei kiwi è salita meno del previsto (+0,3% dal precedente + 0,7%, consensus 0,6% per un +1.8% tendenziale), per l’anno fiscale che termina a fine marzo 2013 Bollard prevede una crescita del 3.1%: l’economia sta effettivamente mostrando segnali di recupero, soprattutto nel mercato immobiliare (le vendite di case a marzo hanno registrato il miglior incremento mensile dal novembre 2007, con un +1.9% su base congiunturale), anche se permangono rischi per le esportazioni dovuti ad un calo della domanda globale (ricordiamo che le esportazioni pesano per circa il 30% sul totale dell’economia neozelandese).

Tecnicamente, il cambio NZDUSD si sta avvicinando ad una fase di congestione tra una trendline lateral/rialzista creatasi a metà marzo e una trendline ribassista nata dal picco in area 0.8460 toccato il 29 febbraio. La media mobile a 200 sedute su chart daily sta cambiando inclinazione, passando da piatta a ribassista dopo una lunga fase rialzista registrata durante la prima parte del 2011: comunque difficile, nel breve, vedere il cross stabilmente al di sotto di tale indicatore. Chiave sarà anche il livello dell’appetito al rischio che si respirerà sui mercati nella seconda metà del 2012: una ripresa dell’economia nell’area euro, parallelamente a un recupero/stabilizzazione del mercato del lavoro negli Stati Uniti, potrebbero riportare acquisti pesanti su questa valuta, da sempre utilizzata anche come strumento di carry trade.

Pietro Aldo Arriciati, AFX Capital Markets

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