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Il dollaro e la metamorfosi del sentiment

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Tony Dolphin, strategist di Henderson Global Investment, individua un cambiamento del sentiment che ha pilotato la quotazione del dollaro. Si sta passando da una svalutazione condizionata dai deficit gemelli ad una rivalutazione legata alla crescita del Pil e dei tassi statunitensi

‘ Come tanti altri team di gestione, anche il nostro ha dimostrato molta prudenza nel pronosticare una ripresa della quotazione del dollaro Usa’, sostiene lo strategist di Henderson. La crisi del deficit statunitense ha spinto l’Usd a svalutarsi con forza nei confronti della sterlina e dell’euro. La svalutazione non ha interessato lo yuan e lo yen per motivi diversi: il primo è rimasto ancorato al dollaro fino al 21 luglio, mentre la divisa nipponica ha beneficiato dei continui interventi della Bank of Japan. Attualmente, sembra che il mercato internazionale dei cambi abbia operato uno switch a favore del dollaro. In pochi mesi, si è passati dalla paura per una caduta disordinata del biglietto verde a causa della crescita dei deficit, ad una rinnovata fiducia riposta nella moneta Usa in ragione di una crescita del prodotto interno lordo e dei tassi di interesse che dimostrerebbero lo stato di grazia della prima economia mondiale.

Il deficit Usa ha continuato a correre durante il primo semestre del 2005. Alla fine del primo trimestre, il deficit ha toccato il livello record di 195 miliardi di Usd (equivalenti al 6,4% del Pil). Il trend non è stato invertito dalle poche rilevazioni periodiche che sono state in grado di individuare qualche timido segnale di miglioramento. Lo stallo non ha impedito che l’attenzione sui foreign exchange markets fosse interessato da uno switch in cui i driver di riferimento sono rappresentati dal tasso di crescita dell’economia e dal costo del denaro. Secondo Dolphin, una delle ragioni di questo switch risiede nella convinzione che il deficit Usa possa essere finanziato con più facilità. Nei primi mesi del 2004, gli Stati Uniti non riuscivano ad attirare i capitali necessari a compensare lo squilibrio tra importazioni ed esportazioni. L’aggravarsi della situazione ha provocato una rapida svalutazione del dollaro, e un intervento della Banca Centrale Usa improntato sull’acquisto di obbligazioni per cercare di limitare la caduta. Attualmente, gli investitori stranieri hanno ripreso ad acquistare stocks e bond denominati in dollari, ragion per cui è diventato più semplice parlare di sostenibilità del deficit nel medio periodo.

Le dinamiche seguite dalla crescita economica e dai tassi di interesse potrebbero costituire la carta vincente per gli Usa. Le ultime previsioni indicano per il 2005 un tasso di crescita del Pil Usa al 3,5%. Il livello è molto più elevato rispetto ai tassi attesi per l’euro- zona (+1,3%), il Regno Unito (+2,4%) e il Giappone (+1,3%). Queste significative differenze trovano riscontro anche nelle oscillazioni sperimentate dai tassi di interesse. Il costo del denaro negli Usa è cresciuto dal 2,25% al 3,25% nel 2005, e raggiungerà il 3,75% entro la fine dell’anno. Nell’euro- zona, gli esperti si aspettavano nei primi mesi del 2005 un rialzo del costo del denaro dal 2% al 3%. La pubblicazione dei deludenti dati sulla crescita economica (accompagnata da un’inflazione molto contenuta), hanno convinto numerosi esperti a propendere per un probabile taglio ai tassi UE oscillante tra lo 0,25% e lo 0,50%. La frenata dell’economia britannica ha ormai convinto i manager sulla direzione delle mosse future della Bank of England. In Giappone non vi è alcuna prospettiva di assistere ad un abbandono della politica monetaria guidata dai tassi zero nel biennio 2005- 2006. Basandosi su una semplice purchasing parity basis, Dolphin ha calcolato che il fair value per il dollaro è apri a 1,15 contro l’euro e a 1,58 contro la sterlina. Il modello usato dimostrerebbe che il dollaro ha recuperato gran parte del terreno perso nei confronti dell’euro, mentre sarebbe ancora lontano dal recupero del fair value nei confronti della sterlina inglese e del dollaro australiano. ‘ Questo non significa che l’Usd non possa ulteriormente rinforzarsi nel cambio con l’euro’ , sostiene lo strategist, ‘ visto che l’overshooting fair value è estremamente comune nel mercato dei cambi.

‘La continuità dei trend di lungo periodo gioca un ruolo rilevante nel mercato valutario, e questo fattore potrebbe rivestire un ruolo di primo piano nel futuro del biglietto verde, sostiene Dolphin. Lo strategist sostiene che ci siano altre variabili in grado di svolgere un ruolo di primo piano. ‘L’attenzione della Fed si sta gradualmente spostando dal raggiungimento di un livello di tassi giudicato neutral, ad un comportamento più aggressivo legato alle crescenti preoccupazioni legate all’evoluzione del mercato immobiliare, sottolinea il manager, ‘che potrebbe condurre la Banca Centrale Usa ad adottare una politica monetaria ancor più restrittiva. ‘Questo non significa che i problemi derivanti dal deficit siano stati accantonati o risolti ‘, conclude Dolphin, ‘ ma ci aiuta a capire quanto sia importante l’affermarsi di un trend nel breve- medio periodo. A cura di www.fondionline.it