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Dollaro, fase di calma prima della volatilità elettorale?

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L’ultima delusione per l’economia Usa è arrivata nel primo pomeriggio di ieri. L’indice Empire manufacturing, una misura dell’attività manifatturiera nell’area di New York, è sceso a -10,41 punti a settembre da -5,85 punti del mese precedente. Le attese di consensus erano posizionate dalla parte opposta e prevedevano un miglioramento a -2 punti. Sull’uscita del dato il mercato ha penalizzato il dollaro Usa contro le principali valute. L’euro/dollaro è tornato brevemente sui massimi del 14 settembre scorso toccando 1,3169. Il dollar index è arretrato fino a 78,71. Il movimento è rientrato nel corso del pomeriggio e la lenta risalita del dollaro prosegue anche oggi con il ritorno sotto 1,31 contro euro.

Secondo John J. Hardy, forex strategist di Saxo Bank “il movimento contro dollaro è andato molto forte e molto lontano”. Lo strategist non esclude la possibilità di nuovi repentini movimenti al ribasso ma “raramente in passato si è assistito a un indebolimento del dollaro così persistente in un periodo di tempo limitato”. Dunque per John J. Hardy potremmo essere in vista, se non di una inversione di tendenza, perlomeno di una fase di trading range.

Fase laterale che accompagnerà il mercato in attesa che si comincino a vedere gli effetti dell’incombere delle elezioni negli Usa e soprattutto della scadenza posta dal fiscal cliff. Effetti che verranno rappresentati sotto forma di un ritorno della volatilità. Il Vix attualmente è tornato sui livelli minimi del giugno 2007. Da non sottovalutare, inoltre, l’effetto Fed.

Il Qe3 lanciato da Bernanke nell’ultima riunione prevede l’acquisto di quaranta miliardi di dollari di Mba fino a quando l’occupazione e la crescita non saranno definitivamente rilanciate. Quaranta miliardi o anche di più se sarà ritenuto necessario. Il che crea un profondo legame tra il tenore degli interventi della Federal Reserve e l’uscita dei dati macroeconomici: “Ogni nuovo dato macroeconomico sarà accolto dai mercati in funzione di quelle che potranno essere le implicazioni sull’azione Fed” spiega Hardy.

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