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Dollaro, difficile riemergere nel breve

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Dopo l’ennesimo record messo a segno dall’euro sul dollaro nel corso della notte, a 1,4348, la valuta unica europea cede un po’ di terreno ma rimane nei pressi di quota 1,425 contro il biglietto verde. Sono oltre due i punti percentuali di rialzo messi in carniere dal cambio euro/dollaro nelle ultime due settimane, sette quelli guadagnati a partire dalla metà di agosto.


Una perdita di valore che non avviene solo nei confronti dell’euro ma anche di altre valute. Il cambio dollaro/yen, la valuta “materasso” che ha permesso nel recente passato al gioco del carry trade di girare a pieno ritmo, ha perso il 7,5% dai livelli di fine giugno ed è tornato sotto pressione nel corso dell’ultima ottava quando sono riaffiorati sul mercato i timori relativi alla crisi di liquidità sui mercati del credito con conseguente impennata dell’avversione al rischio.

Tuttavia il contraccolpo che ha spinto l’euro al nuovo record contro il dollaro nel corso della notte è arrivato dalla delusione per l’esito nel G7 che ha ignorato la questione della debolezza del dollaro, limitandosi a ribadire la necessità di un maggiore e più rapido apprezzamento dello yuan. Un tema che in ogni caso coinvolge anche la valuta a stelle e strisce essendo quella cinese a lei legata. Difficilmente, tuttavia, si potrà ottenere un cambiamento di direzione da parte delle autorità cinesi. La porta per una rivalutazione più rapida dello yuan appare chiusa.


Neanche lo scenario macroeconomico lascia molte speranze al dollaro a meno di sorprese fortemente positive. Più probabili, allo stato attuale, sorprese sul versante opposto nei dati in uscita nel corso dell’ottava. Tra i market mover da tenere maggiormente sotto controllo i dati sulle vendite di case nuove ed esistenti a settembre che dovrebbero evidenziare nuovi cali anche se meno marcati rispetto ad agosto e gli ordini di beni durevoli. Oltretutto le trimestrali americane, entrate nel vivo nella seconda metà del mese, non hanno finora contribuito a rasserenare il clima. Tra i big attesi al test questa settimana Apple, Ford, Merck, At&T, Boeing, Microsoft e General Motors, ma soprattutto i finanziari Merryll Lynch e Countrywide Financial una delle istituzioni che più pesantemente sono rimaste colpite dalla crisi dei mutui subprime.


Il tutto si riflette nella sempre maggiore convinzione del mercato che la Fed taglierà ancora i tassi di interesse sui Fed funds, elemento che contribuisce a tenere il dollaro sotto pressione.


Il prossimo obiettivo a 1,44 per l’euro/dollaro appare praticamente cosa fatta, al di là di prese di beneficio temporanee mentre per avere più concrete opportunità di vedere il dollaro rialzare la testa bisognerà attendere più a lungo: quando le acque della crisi di liquidità sui mercati si saranno calmate, quando si saranno potuti stimare con maggiore precisione i danni da questa crisi provocati all’economia statunitense, quando il rallentamento della locomotiva a stelle e strisce dispiegherà in pieno i suoi effetti sull’economia europea e mondiale.