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Dollaro destinato a rafforzarsi ancora, tra un anno eur/usd a quota 1,15 (analisti)

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Mancano ancora una manciata di settimane alla fine del 2014 ma i riflettori del forex sono già in parte rivolti alle prospettive per il prossimo anno. Il 2015 secondo il consensus degli analisti dovrebbe confermare il trend di rafforzamento del dollaro statunitense rispetto alle altre principali valute. Biglietto verde che in questa seconda metà dell’anno ha registrato un apprezzamento a doppia cifra (+12% circa per il dollar index). 

Nell’Outlook 2015 presentato ieri da Unicredit, gli analisti della primaria banca italiana vedono un rafforzamento del dollaro rispetto alla maggior parte delle altre valute principali, sostenuto dal protrarsi della crescita dei rendimenti reali USA. “A nostro avviso – rimarca l’outlook 2015 di Unicredit – nel corso del prossimo anno il tasso di cambio effettivo del dollaro dovrebbe apprezzarsi di circa il 6%, mentre si attende un deprezzamento del tasso di cambio effettivo dell’euro, guidato al ribasso dalla BCE, probabilmente di circa il 4%, con un cambio EUR/USD che secondo le previsioni dovrebbe attestarsi intorno a 1,15 entro la fine del 2015”.

A livello di politiche monetarie il prossimo anno dovrebbe confermare la tendenza decisamente accomodante delle principali banche centrali. Una voce fuori dal coro dovrebbe essere la Fed con il primo rialzo dei tassi intorno alla metà del 2015, “ma la politica monetaria USA nel suo complesso rimarrà accomodante per l’intero 2015”, rimarcano gli analisti di Unicredit che invece vedono BCE e la BoJ accelerare l’espansione dei loro bilanci almeno fino alla metà del 201: “Ci aspettiamo che la BCE estenda la sua politica di acquisto ad altri asset del settore privato all’inizio del 2015. Tuttavia rimane difficile prevedere se la banca centrale si spingerà ad acquistare titoli di debito sovrano, nella misura in cui questo scenario é strettamente dipendente dagli sviluppi delle aspettative inflazionistiche e dall’andamento dell’euro”. Infatti nel caso la ripresa dell’Eurozona sarà sufficientemente forte e l’euro sufficientemente debole da evitare un disancoraggio delle aspettative di inflazione, “la BCE potrebbe restare in disparte, e minacciare di avviare un QE sui titoli di debito sovrano senza di fatto mai farlo”.