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Dollaro ancora giù, euro all’attacco dei massimi dal 2011

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La debolezza del dollaro sul mercato valutario ha spingo questa mattina il cross euro/dollaro sui nuovi massimi a oltre 8 mesi a un soffio dalla soglia di 1,37 (massimo intraday a 1,3695), livello che non vede dallo scorso gennaio. Superato tale scoglio (massimo 2013 staziona a 1,3712) la divisa unica europea andrebbe a testare i massimi a quasi due anni, ossia dal novembre 2011.

Sul valutario il biglietto verde sconta nelle ultime 24 ore le attese di un rinvio ulteriore dell’avvio del tapering da parte della Federal Reserve in virtù del rallentamento del’attività economica previsto negli Stati Uniti nell’ultimo trimestre dell’anno a causa degli effetti negativi dello shutdown. “La probabilità che la Federal Reserve assottigli il suo programma di acquisti di asset prima della prossima scadenza su tetto debito è molto più che remota alla luce degli antagonismi e divisioni sollevate da questa lotta”, commenta oggi Michael Hewson, senior market analyst di CMC Markets UK.

Dollaro statunitense in discesa anche rispetto allo yen con cross $/Y sceso questa mattina fino a 97,79 yen. Sulla divisa nipponica non hanno influito più di tanto le dichiarazioni “accomodanti” dei vertici della Bank of Japan. In particolare il vice governatore dell’istituto centrale nipponico, Kikuo Iwata, ha rimarcato oggi che potrebbero essere adottate ulteriori misure di stimolo monetario se il raggiungimento del target di inflazione al 2% entro due anni sarà a rischio. “Siamo pronti a prendere in considerazione nuove misure – ha detto Iwata – se penseremo che sarà impossibile raggiungere l’obiettivo di inflazione al 2%”. Sempre oggi è intervenuto anche il governatore della Bank of Japan, Haruhiko Kuroda, rimarcando che effetti degli stimoli monetari straordinari stanno emergendo con l’impatto positivo che si sta diffondendo su economia e prezzi. Il numero uno della BoJ ha confermato che il quantitative e qualitative easing si estenderà il tempo necessario per raggiungere l’obiettivo della stabilità dei prezzi in area 2%.