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doBank: esordio con il botto (oltre +16%). Buy scatenati, titolo sospeso per eccesso di rialzo

Euforia sull’azione del leader della gestione degli NPL. Stracciato il prezzo di collocamento, le quotazioni volano ben oltre…

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Entusiasmo a Piazza Affari per il titolo doBank, sbarcato oggi in Borsa al prezzo di 9 euro per azione, per una capitalizzazione iniziale di 704 milioni. Il titolo della società italiana leader nella gestione degli NPL (crediti deteriorati) è stato sospeso anche per eccesso di rialzo, con un balzo teorico superiore a +16%, per poi tornare a segnare un rialzo del 12% circa.

Ampiamente superato il prezzo di collocamento. Gli acquisti scatenati portano l’azione a posizionarsi ampiamente sopra quota 10 euro, attorno a 10,40 euro.

Borsa Italiana dirama intanto un comunicato in cui, nell’annunciare lo sbarco, ricorda che si tratta “dell’ottava ammissione dell’anno su MTA” e che “Unicredit ha agito come Sponsor, mentre coordinatori dell’offerta e joint bookrunners sono stati Unicredit, Citigroup e JP Morgan”.

L’esordio in Borsa segue il collocamento delle azioni ordinarie di doBank presso gli investitori istituzionali, che si è chiuso con successo: le richieste sono state pari a 4,65 volte l’offerta, che ha avuto per oggetto 34,7 milioni di azioni, il 44,3% del capitale della società, comprensive della greenshoe pari a 3,47 milioni di azioni.

Il principale azionista di doBank rimarrà Avio, controllato indirettamente da Fortress Investment Group e Eurocastle Investment Limited.

Avio deterrà 43,550 milioni di azioni, ovvero una quota pari al 54,4% del capitale sociale totale (40,080 milioni di azioni corrispondenti al 50,1% del capitale sociale in caso di integrale esercizio dell’opzione greenshoe).

Ma proprio nel giorno in cui doBank sbarca a Piazza Affari, arriva la notizia della nota congiunta delle segreterie nazionali di Fabi, First, Fisac, Uilca, Ugl e Unisin, che accusano il gruppo di aver realizzato una operazione “in assenza di un concreto piano industriale, indispensabile per delineare le prospettive” della società ed “in presenza di evidenti difficoltà ad acquisire nuove quote di mercato, come dimostrato dal mancato coinvolgimento nella gestione degli npl di Mps e delle banche venete aggiudicate ad altre società del settore”.

I sindacati esprimono tutta la loro perplessità anche per “notizie di stampa sulla retribuzione dell’amministratore delegato del gruppo, nonostante il forte dibattito sulla necessità di contenere gli stipendi dei manager a livelli eticamente sostenibili e l’esigenza di garantire, in particolare in un comparto così delicato, attenzione ai lavoratori attraverso la valorizzazione delle professionalità coinvolte”.