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Divorzio con Ue un miraggio. May messa alle strette da spettro no-deal Brexit, apre a rinvio data 29 marzo

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Spettro no-deal Brexit mette tutti in allerta nel Regno Unito. L’imperativo è sventare questo scenario, che è il peggiore possibile, il cosidetto worst case scenario. Lo sa bene la premier britannica Theresa May, che ha deciso infine di aprire alla possibilità che la data del 29 marzo venga rinviata.

La data sembra essere così destinata, ormai, a essere svuotata totalmente di significato: quel giorno X per la Brexit che avrebbe dovuto siglare il divorzio effettivo del Regno Unito dal blocco europeo, a quasi tre anni dal referendum che si svolse il 23 giugno del 2016, difficilmente si confermerà pietra miliare della storia britannica.

I tempi sono troppo stretti, il Parlamento UK non sembra avere alcuna intenzione di dare il suo appoggio alla proposta sulla Brexit frutto dell’accordo raggiunto tra la premier Theresa May e Bruxelles lo scorso novembre, come ampiamente dimostrato dal no dello scorso 15 gennaio.

May parla di una proposta rivisitata, che però risulta non pervenuta alla stessa Unione europea.

La premier  sa che ormai il margine di manovra è limitato: sia perchè Bruxelles ha detto a più riprese che quell’accordo sul divorzio è ormai un dado tratto, sia perchè i Brexiter più falchi non ci stanno proprio a rischiare che il Regno Unito rimanga all’interno dell’Unione doganale per un periodo indefinito, stando a quanto prevede l’accordo sul backstop irlandese.

L’unica strada possibile, allo stato attuale delle cose, sembra – in caso di rinnovato mancato appoggio di Westminster alla proposta di May – quella di riaprire le trattative attraverso l’estensione dell’Articolo 50.

E la premier, esausta per il non riuscire a trovare una soluzione, capitola all’idea che la data del 29 marzo possa essere, a questo punto, rimandata.

La posta in gioco è troppo alta: si rischia di uscire dall’Unione europea senza accordo, dunque che si concretizzi lo spettro del no-deal.

Uno spettro che, secondo uno stesso documento che è stato diramato dal governo May dopo il discorso della premier, avrebbe effetti devastanti:

calo del Pil britannico, così come paventato dalla Bank of England fino a -9%; impennata dei prezzi dei beni alimentari, se si considera che il 30% dei beni arriva proprio dai paesi dell’Unione europea; conseguente corsa agli acquisti sulla scia del panico; scarsità dell’offerta, scaffali vuoti. Scenario che sembra riguardare più un paese come il Venezuela che non uno come il Regno Unito.

L’Ue potrebbe arrivare a imporre dazi doganali fino al 70% sulle esportazioni di manzo, al 45% su quelle di agnello e fino al 10% su quelle di auto.

In generale il caos, a livello commerciale, sarebbe notevole, visto che il Regno Unito ha firmato soltanto sei dei 40 accordi commerciali globali previsti con la Brexit.

La situazione è tale che Theresa May, nel suo discorso al Parlamento proferito nella giornata di ieri, è stata costretta a garantire alla Camera dei Comuni la scelta di esprimersi sulla prospettiva di un no-deal Brexit e sull’estensione dell’Articolo 50.

Questi i cruciali appuntamenti del calendario Brexit

  • Westminster si esprimerà sulla proposta sulla Brexit rivista dal governo May -dopo la bocciatura dello scorso 15 gennaio – entro il prossimo 12 marzo.
  • Se la proposta sarà nuovamente rigettata, entro il 13 marzo i parlamentari voteranno una mozione che chiederà il loro “consenso esplicito” alla prospettiva di una ‘no-deal Brexit”, come ha confermato la stessa May.
  • Se i parlamentari dovessero bocciare questa mozione, il prossimo 14 marzo verrà presentata alla Camera dei Comuni un’altra mozione, che offre l’opzione di “una estensione breve e limitata dell’Articolo 50” al di là del 29 marzo.

C’è da dire che l’estensione dell’Articolo 50, per essere davvero operativa, avrebbe bisogno del sì dell’Unione europea. In tal senso, Bruxelles non si è opposta. Tutt’altro. Indiscrezioni circolate di recente segnalano che l’Ue sarebbe favorevole a un rinvio della Brexit, addirittura, di 21 mesi.

Il documento del governo che ha illustrato le conseguenze nefaste di un no-deal Brexit, tra l’altro,  ha confermato anche che il Tesoro ha messo a disposizione una liquidità superiore a 4 miliardi di sterline, nel caso in cui si concretizzasse questo worst-case scenario, ovvero una Brexit senza accordo: di questa somma, 2 miliardi è stata messa a disposizione a dicembre per prepararsi agli scenari dell’anno fiscale 2019-2020.

Il Financial Times riporta inoltre le rassicurazioni della Bank of England, che sarebbe disposta a tagliare i tassi di interesse a sostegno dell’economia UK in caso di Brexit disordinata.

In particolare, segnala anche l’Independent, Gertjan Vlieghe, membro della commissione di politica monetaria della Bank of England, ha riferito alla Commissione del Tesoro che, con l’addio del Regno Unito all’Ue, i tassi di interesse “potrebbero muoversi in entrambe le direzioni”. Tuttavia, in caso di no-deal Brexit, i tassi verrebbero lasciati invariati o, anche, tagliati.