Dividendo in azioni? L'ipotesi Intesa spaventa il mercato e divide gli analisti

Inviato da Marco Barlassina il Ven, 24/10/2008 - 11:02

Rischia di essere una traversata nel deserto quella di Intesa Sanpaolo fino al cda del prossimo 28 ottobre. E il mercato lo sta dimostrando già oggi spingendo il titolo della banca nata sull'asse Torino-Milano a segnare la peggiore performance tra le blue chip di Piazza Affari, con ribassi che sono giunti a sfiorare il 10% e che si caratterizzano per essere nettamente superiori a quelli del settore in Europa e in Italia, pur in una seduta estremamente negativa.

Da qui a martedì prossimo potrebbero infatti montare le indiscrezioni già circolanti circa il destino dei dividendi destinati agli azionisti Intesa, che verranno, a seconda delle diverse fonti di stampa, ridotti, non distribuiti o distribuiti sotto forma di azioni, così come ha già deciso di fare Unicredit. Martedì prossimo il board di Intesa si riunirà per analizzare l'impatto in bilancio della crisi finanziaria e in quella sede potrebbero essere promosse azioni volte al rafforzamento dei ratio patrimoniali, tra le quali l'ipotizzato swap dividendi/nuove azioni.

Senza mezzi termini il giudizio degli analisti di Hvb, secondo cui se confermata la notizia sarebbe negativa, dato che mostrerebbe  l'incapacità di disfarsi degli asset non core e potrebbe portare a una diminuzione della profittabilità. Euromibiliare dice invece di aver già incorporato l'ipotesi (fatta salva la distribuzione di un dividendo minimo di 2,6 centesimi agli azionisti di risparmio) e di ritenere che questa porterebbe il core tier 1 al 6,7%. Un livello superiore al 6% indicato come requisito di stabilità dalla Banca d'Italia e fissato dalla stessa Intesa come obiettivo per fine anno.

Intanto secondo fonti di stampa sarebbe in ascesa le necessità di misure di ricapitalizzazione delle banche da parte dello Stato. Il Sole 24 Ore è arrivato a stimare una necessità di 20 miliardi. Resta da vedere se sarà utilizzato un modello con emissioni di prestiti subordinati sottoscritti dal governo, come nel caso francese, oppure se come avvenuto in Gran Bretagna si passerà all'emissione di azioni.

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