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Disoccupazione giovanile: non è tutta colpa della crisi, manca la preparazione

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Che la disoccupazione giovanile sia a livelli incredibilmente alti non è certo cosa nuova. Purtroppo i dati snocciolati dagli uffici di statistica sono ogni volta allarmanti, lasciando poco spazio alla speranza: si contano ormai 5,6 milioni di giovani disoccupati in tutta Europa. Livelli raddoppiati se non addirittura triplicati in alcuni Paesi europei negli ultimi 20 anni. La causa? La crisi economica, ovviamente! Ebbene, non è del tutto vero. Ed è qui che sta la novità: secondo uno studio elaborato da McKinsey, sebbene la crisi degli ultimi anni abbia aggravato la situazione occupazionale dei giovani europei, la colpa non è tutta della congiuntura, ma è da ricercare altrove. In particolare nella preparazione.  
Sì, perchè secondo McKinsey, ci sono numerose imprese in tutta Europa alla ricerca di giovani. Ma il problema è che questi non hanno le attitudini, gli skill e le capacità giuste. Il 27% dei datori di lavoro ha dichiarato di aver lasciato un posto vacante l’anno scorso perché non riusciva a trovare nessuno con le competenze giuste. Un terzo ha riferito che la mancanza di competenze sta causando gravi problemi di lavoro, sotto forma di costo, qualità o tempo. E sono proprio i datori di lavoro provenienti da Paesi in cui la disoccupazione giovanile è più elevata a riportare i maggiori problemi. 
Insomma, la domanda e l’offerta di lavoro non si incontrano e uno dei motivi sta nella mancata comunicazione tra enti di formazione, giovani e datori di lavoro. In Europa , il 74% degli enti di formazione sono convinti che i loro laureati siano preparati per il lavoro, ma in realtà solo il 38% dei giovani e solo il 35% dei datori di lavoro concordano. “I diversi player del mercato del lavoro non parlano tra di loro e non comprendano più le aspettative e le esigenze dell’altro”, sottolinea il rapporto. Solo in Germania e nel Regno Unito la maggior parte dei datori di lavoro comunicano con gli enti di istruzione parecchie volte all’anno.