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Disoccupazione europea ai massimi degli ultimi 10 anni

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Il tasso di disoccupazione nell’Area Euro ha toccato il livello massimo da 10 anni a questa parte. I dati resi noti oggi da Eurostat e relativi al mese di settembre indicano il tasso di senza lavoro nell’Eurozona al 9,7%. Era al 9,6% in agosto e al 7,7% 12 mesi fa.  Nell’Ue a 27 Paesi il tasso è risultato pari al 9,2%. Il numero di disoccupati è salito a 15,324 milioni, in crescita di 184mila unità, dopo il +150mila di agosto.


L’Italia, per il quale il rapporto Eurostat indica i dati al giugno del 2009, mostra un tasso del 7,4% che la rende una delle nazioni, assieme alla Germania, con il più basso tasso di crescita della disoccupazione su base annua (il dato era al 6,8% 12 mesi fa). All’opposto Estonia e Lettonia, dove il tasso di disoccupazione è passato in un anno rispettivamente dal 4,1 al 13,3% e dall’8,1 al 19,7 per cento.

Il consensus elaborato da Bloomberg prevede che il tasso di disoccupazione dell’Area Euro possa sfondare i 10 punti percentuali (10,55%) nel corso del 2010 dopo aver chiuso il 2009 attestandosi mediamente al 9,40%.

 

L’allarme sull’occupazione arriva anche dalla consueta indagine trimestrale del centro studi di Unioncamere sulle imprese fino a 500 dipendenti: “Nel III trimestre 2009 la produzione e il fatturato registrano la flessione meno intensa dall’inizio dell’anno, e le previsioni per l’ultimo trimestre vedono un saldo nuovamente positivo fra attese di crescita e di diminuzione. Ma si accentua la contrazione dell’occupazione, specie nelle piccole imprese”.


“I primi segnali di stabilizzazione, anche se ancora di segno negativo”, evidenzia il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, “rappresentano il nastro di partenza dal quale il nostro sistema produttivo può riprendere la corsa. A patto di tenere caldi i motori, puntando su un’offerta che vede nella qualità e nell’innovazione il punto di forza per essere sempre più competitiva. La vera criticità resta però quella del lavoro, soprattutto per le imprese più piccole: che rischiano così di perdere quelle risorse qualificate di cui hanno più bisogno per cogliere la ripresa e che sono difficili da ricostruire in tempi brevi”.