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Dismissioni nell’orbita Snia, ma il titolo non si muove

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Snia non si muove sul listino. Il titolo della società attiva nelle fibre sintetiche cede un -0,16, testando quota a 0,245 euro. Si respira pace apparente al quartier generale di Snia. L’azienda milanese è infatti impegnata nel far quadrare i conti, attraverso una intensa campagna dismissioni. “L’ultima cessione è avvenuta un mese fa per un importo di 900mila euro. Siamo molto attivi su questo fronte. Ultimamente il sito di Varedo è stato oggetto di interesse da parte del Comune, ma quantificare quanto potremmo ricavare è difficile perché dipende dal progetto. Abbiamo altri siti che sono stati visitati da supposti compratori. Speriamo di chiudere qualche trattativa nei prossimi mesi, al massimo entro gennaio 2005. I nostri interlocutori sono Pirelli Re e altri nomi di spicco. Stiamo battendo il territorio”, spiega un portavoce della società. La fretta non è una buona consigliera. E infatti la fonte aggiunge che “il punto fondamentale di Snia non è vendere, ma valorizzare bene gli immobili per portare a casa il risultato. In bilancio sono iscritti immobili per circa 50 milioni di euro”. Una cifra che fa storcere il naso agli analisti. “E’ molto più alto il valore di ciò che hanno in portafoglio, considerando anche le attività nella chimica. Il mercato è molto impaziente e spera di vedere qualche cessione”, spiega un esperto di una prestigiosa banca d’affari, che preferisce mantenere l’anonimato. Parole sacre. Da gennaio di quest’anno Snia ha infatti perso ben il 38% del suo valore e quota sui minimi. “L’azione è stata massacrata in questi mesi e continua a soffrire sugli attuali livelli. Il titolo quota molto a sconto sulla somma delle parti. Al mercato piace l’idea che Snia si capitalizzerà attraverso la vendita di immobili, ma nel contempo è importante che l’azienda trovi il modo per interrompere le perdite operative. Ci vuole qualche trigger che spinga l’azione”. Torna in mente Nilstar, la controllata di Snia, da qualche tempo in crisi. “Il piano di Snia contempla un taglio dei costi. Ma la chiave di volta sarebbe un’altra. Se solo Nilstar riuscisse a disincagliarsi, metterebbe in atto una ripresa del portafoglio ordini di Snia a due cifre”, suggerisce l’analista.

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