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Dilemma tassi per la Fed, scenario più avverso potrebbe stoppare rialzi per tutto il 2016

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Il sell-off sui mercati in queste prime settimane dell’anno ha rimescolato non poco le carte per le autorità di politica monetaria. Il governatore della Bank of England, Mark Carney, nel suo primo discorso del 2016 ha fatto intendere che l’attuale scenario non permette di prendere in considerazione l’ipotesi di alzare i tassi. Ieri il numero uno della Bce, Mario Draghi, ha invece preannunciato che a marzo l’istituto centrale europeo valuterà un ampliamento delle misure di stimolo monetario. 

Verso meeting interlocutorio, ogni discussione su tassi verrà rimandata a marzo
Ora i riflettori sono rivolti al primo meeting dell’anno della Federal Reserve, in programma il 26 e 27 gennaio. Atteso un nulla di fatto dopo la decisione dello scorso mese di attuare la prima stretta sui tassi dal lontano 2006. La maggiore banca centrale al mondo sposterà quindi ogni  discussione su come e quanto alzarli all’incontro di marzo. 
Le accentuate turbolenze sui mercati in questo primo mese dell’anno, accompagnate dalla forte discesa dei prezzi del petrolio, hanno alimentato l’incertezza circa le prospettive per l’economia globale con il Fondo monetario internazionale che ha tagliato le sue previsioni di crescita globale per la terza volta in meno di un anno citando una serie di rischi all’orizzonte compresa la delicata gestione del percorso di stretta monetaria negli Stati Uniti. 
Alla luce degli ultimi sviluppi, il mercato si aspetta nel breve un linguaggio decisamente più accomodante da parte della banca centrale statunitense. Addirittura c’è chi prospetta che l’istituto guidato da Janet Yellen sia costretto a sospendere per l’intero 2016 il percorso di rialzo dei tassi di interesse iniziato solo un mese fa. “Nel comunicato di mercoledì prossimo gli operatori si aspettano toni ultra accomodanti – sottolinea Vincenzo Longo, market strategist di IG – ed è probabile che la Banca centrale possa sospendere per l’intero 2016 il percorso di rialzo dei tassi di interesse iniziato a dicembre scorso. 
Il consensus Bloomberg vede quest’anno i tassi salire di tre quarti di punto percentuale, ma gli ultimi sviluppi fanno propendere molti analisti per un numero più esiguo di rialzi. Dal BofA Merrill Lynch Fund Manager Survey di gennaio emerge che più della metà degli investitori interpellati si aspetta non più di due rialzi dei tassi da parte della Fed nei prossimi 12 mesi. 

Serve comunicazione chiara per non spaventare gli investitori
“A solo un mese dal primo rialzo dei tassi della Fed alcuni investitori stanno già mettendo in discussione se l’economia statunitense potrebbe prendersi un raffreddore appena la Cina starnutisce e il petrolio affonda – sottolinea Mark Haefele, Global Chief Investment Officer di UBS Wealth Management – . I futures sembrano suggerire che quest’anno ci saranno solo due rialzi, mentre la mediana Previsioni dei membri del Fomc chiama per tre o quattro escursioni di un quarto di punto”. Se la Fed effettivamente si uniformasse a quanto si attende il mercato, dovrà però “stare attenta a comunicare in modo convincente per evitare di esacerbare i timori di un rallentamento degli Stati Uniti”. “Allo stesso modo – ammoniste lo strategist di UBS – mantenere la rotta con quattro aumenti sarebbe conforme con la forza del mercato del lavoro, ma potrebbe alimentare il fuoco per ulteriori cali nei mercati emergenti, visto quanto molti di loro dipende dal dollaro”. 
“Nel suo processo decisionale – dice Peter Rosenstreich di Swissquote Europe – la Fed terrà conto degli effetti del dollaro forte e ne monitorerà gli sviluppi. È importante ricordare che l’economia USA dipende dal manifatturiero solo per una percentuale leggermente superiore al 10% del PIL. Ciò significa che, per quanto il settore sia debole, esso non farà deragliare l’economia USA”.