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Deutsche Bank e Schaeuble a Draghi: basta QE. Bank of Canada alza tassi, rally loonie. E numero due Fed Fischer lascia

John Cryan, AD Deutsche Bank: “L’era della moneta facile in Europa deve terminare, nonostante l’euro forte”, visto che “al momento stiamo assistendo a segnali di bolle in un numero crescente …

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Il diktat è arrivato, a conferma di come Mario Draghi sia tra l’incudine e il martello. La Germania ha fatto sentire la voce dei falchi. Prima, John Cryan, numero uno di Deutsche Bank, ha invitato la Bce, alla vigilia della decisione sui tassi e della conferenza stampa di Draghi (in calendario domani, 7 settembre), a cambiare direzione alla politica monetaria ultra accomodante e ad alzare praticamente i tassi.

Poi il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha palesemente appoggiato l’appello di Cryan per la fine dell’era del denaro facile.

D’altronde, le elezioni federali tedesche sono alle porte – il prossimo 24 settembre – e i risparmiatori e i pensionati tedeschi stanno perdendo la pazienza in un contesto di tassi di interesse e rendimenti allo zero, se non negativi.

Inoltre, le altre banche centrali si stanno dando da fare.

Proprio oggi è arrivato l’annuncio della Bank of Canada che per la seconda volta, quest’anno, ha alzato i tassi di interesse, portando quelli di riferimento all’1%, con un rialzo di 25 punti base, dopo la stretta monetaria di luglio, la prima in sette anni.

Tutto questo è accaduto mentre la Fed è stata colpita dal terremoto Stanley Fischer: il numero due della Federal Reserve ha rassegnato le proprie dimissioni, che saranno effettive a partire dal prossimo 13 ottobre o in una data vicina, dopo aver ricoperto la carica di vicepresidente per tre anni.

Fischer, 73 anni, era stato nominato per la carica di vicepresidente, con scadenza nel giugno del 2018, dall’ex presidente Usa Barack Obama. In una lettera al presidente Donald Trump, che porta la data di oggi, 6 settembre, ha parlato di “ragioni personali” che lo hanno portato a rassegnare le dimissioni.

Tornando alle pressioni che montano su Draghi, così in mattinata il numero uno di Deutsche Bank John Cryan ha detto, nel corso di un intervento a Francoforte:

“L’era della moneta facile in Europa deve terminare, nonostante l’euro forte”, visto che “al momento stiamo assistendo a segnali di bolle in un numero crescente di aree del mercato dei capitali”. Praticamente, stando a quanto riportato da Reuters, Cryan ha affermato di intravedere minacce di bolle nell’azionario, nel reddito fisso e nel mercato immobiliare“.

A fare da assist alla posizione di Deutsche Bank è stato il ministro delle finanze tedesco Schaeuble che ha sottolineato che la Bce di Draghi deve “normalizzare” la politica monetaria il prima possibile, ponendo così fine al piano di Quantitative easing e aumentando i tassi di interesse.

Nel frattempo il forex è in fermento: la decisione della Bank of Canada di alzare i tassi per la seconda volta consecutiva fa volare il loonie fino a +1,8% nei confronti del dollaro, a 1,2146 dollari canadesi per dollaro Usa, rispetto a 1,2230 dollari canadesi per dollaro alle 10 ora di Toronto.

Boom anche per i tassi sui bond governativi canadesi, con quelli a due anni che volano di 10 punti base all’1,45%.

La stretta monetaria della Bank of Canada si spiega con la solidità dell’economia del paese che, nel corso secondo trimestre del 2017, è cresciuta a un tasso del 4,5% su base annua, al ritmo più forte in quasi sei anni, grazie al balzo delle spese per consumi più solido dalla recessione globale degli anni 2008-2009.