Dietrofront di Marchionne: Fiat rafforzerà i legami con l'Italia, ma il mercato guarda a Chrysler

Inviato da Micaela Osella il Ven, 05/11/2010 - 14:02

Il fil rouge che lega Fiat all'Italia è ancora lì. E verrà rafforzato. Dopo giorni carichi di polemiche seguiti all'intervista rilasciata alla trasmissione Che tempo che fa in cui aveva denunciato che nemmeno un euro dei 2 miliardi dell'utile previsto per il 2010 arriverà dalle fabbriche che si snodano lungo la Penisola, dalla cornice di Mirandola, dove ha ricevuto il premio Pico della Mirandola, l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, lancia segnali di pace e il mercato apprezza, gettando benzina al titolo in Borsa dove guadagna l'1,68% a 12,63 euro. "Dopo aver riportato l'azienda a competere a livello internazionale intendiamo rafforzare le nostre radici qui in Italia", ha detto l'ad del gruppo Fiat.

"Lo possiamo fare - ha aggiunto - perché abbiamo la forza e l'esperienza di un gruppo globale; perché conosciamo bene la realtà che ci sta intorno, conosciamo i mercati e le condizioni minime che sono richieste per continuare ad essere competitivi, soprattutto con i nostri vicini europei. Lo vogliamo fare - ha rincarato - perché siamo un'azienda cresciuta nel mondo ma nata in Italia e sentiamo di avere una grande responsabilità verso il nostro paese".

"La verità è che esiste un problema di competitività", ha proseguito il numero uno di Fiat, spiegando che si tratta del problema "che ha spinto molte aziende ad abbandonare il paese e a trasferire all'estero le loro attività". Marchionne ha poi puntualizzato che "proprio perché in Fiat vogliamo impegnarci per sanare l'inefficienza della nostra rete industriale qui, in Italia, dobbiamo partire dalla verità". Poco prima, riferendosi all'intervista rilasciata alla trasmissione "Che tempo che fa" su Raitre, aveva spiegato che "quando dico che in Italia, per il gruppo Fiat, è un'area in perdita, non significa che vogliamo andarcene dal paese come molti hanno voluto interpretare".
Marchionne ha anche aggiunto che "il nostro progetto è pensato, studiato e tarato perché la Fiat possa crescere in Italia e possa crescere con l'Italia. Ma ignorare i problemi, o peggio nasconderli sotto un facile ottimismo, è il rischio più grande che possiamo correre". Una verità scomoda che è scritta nei dati di bilancio e che diventerà ancora più evidente con lo spin off che sta scaldando il motore in vista di gennaio come segnalato recentemente dagli esperti di Barclays.
I risultati del terzo trimestre hanno, infatti, messo in evidenza il potenziale dello spin off, ma anche riproposto la mancanza di profittabilità delle attività core dell'auto. Secondo il broker, che ha portato il target su Fiat a 14 euro, "il successo di questa ristrutturazione sarà decisiva nel determinare se Fiat Auto rimarrà un titolo interessante dopo il demerger".  Intanto dopo il test dei conti del Lingotto lunedì 8 novembre sarà la volta di Chrysler ad alzare il velo sui dati di bilancio. Un appuntamento atteso dal mercato.
Secondo gli analisti interpellati da un sondaggio dell'agenzia Bloomberg, la controllata americana di Fiat riporterà una perdita trimestrale inferiore degli ultimi 18 mesi, da quando cioé il gruppo è stato salvato dalla bancarotta. La casa controllata da Fiat potrebbe registrare nel trimestre una perdita netta di 129 milioni di dollari. Secondo Stuart Pearson di Morgan Stanley "Chrysler può essere considerata come la storia di maggior successo" e potrebbe annunciare un "trimestre solido anche se non spettacolare".

Il risultato operativo è atteso invece a 172 milioni di dollari, al di sotto del 6% rispetto ai 183 milioni del secondo trimestre. Monica Bosio di Banca Imi prevede invece che Chrysler possa "continuare a mostrare un flusso di cassa superiore alle attese del piano finanziario". Nel terzo trimestre il marchio di Auburn Hills ha venduto 293.000 auto (+20%), contro il calo del 5% di Gm e del 7% di Ford.

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