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Dibattiti economici: ci sarà il ritorno dell’inflazione?

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La strega cattiva ha finalmente un nome. Si fa chiamare inflazione, e tra le sue abitudini è possibile individuare l’annullamento dei rendimenti reali degli investimenti in titoli di stato, la crescita del costo del denaro, la progressiva disincentivazione dei consumi e degli investimenti, la distorsione delle aspettative formulate dai principali operatori economici. Anche se i comuni cittadini tendono a percepirla molto prima dei freddi numeri forniti dagli istituti dediti alle misurazioni statistiche, l’inflazione non esiste ufficialmente almeno fino a quando non trova un riflesso nei numeri.

Nell’arco di sole due settimane, la comunità finanziaria internazionale ha cominciato ad avvertire i timori derivanti da un eventuale ritorno dell’inflazione. Una paura che era rimasta per molto tempo nascosta nel baule. Tanto che i mercati azionari sono riusciti a toccare nuovi massimi mentre il petrolio si impennava. Ma la cosa veramente sorprendente non è il fatto che l’inflazione abbia fatto la sua comparsa negli indicatori statistici europei e nordamericani, ma che non l’abbia fatto prima in un contesto caratterizzato dalla scalata delle quotazioni del petrolio e dal mantenimento di tassi di interesse così bassi da parte della Federal Reserve e della BCE.

L’irruzione della Cina e di altri mercati Emergenti sullo scenario della produzione industrale ha provocato, teoricamente, un conteniemento dell’inflazione in questo settore. La Cina ha esportato deflazione nella produzione industriale, mentre nel settore dei servizi i prezzi hanno riflesso l’elevata liquidità e il miglioramento delle condizioni economiche. Per questi motivi, l’inflazione non è stata una fonte di preoccupazioni negli ultimi mesi. Ma da qualche tempo a questa parte i dati tendono a peggiorare. Non è solo il 4,7% registrato dall’IPC statunitense o il 3,5% di alcuni paesi area Euro. Gli atti e i comunicati diffusi dai responsabili monetari di entrambe le aree economiche, dispensano preoccupazioni per l’andamento futuro dei prezzi. E il mercato ha capito che il rialzo dei prezzi può costituire una seria minaccia per il futuro dell’economia.

I prezzi negli Usa sono cresciuti dell’1,2% in settembre (un tasso di crescita mensile che non si registrava da 25 anni). L’incremento viene imputato ai prezzi record raggiunti dai carburanti e dai prodotti energetici ( se si sconta la prezzione di questi beni, l’inflazione subgiacente è stata solo dello 0,1%). Anche se quest’ultimo dato ha contribuito a calmare i mercati, gli esperti si interrogano se le perdite dei listini rappresentino una presa di beneficio dopo i rialzi delle settimane precedenti o un cambiamento di tendenza che si affermerà nel lungo periodo.

Tuttavia, nessuno dubita che l’economia globale soffra di vari squilibri. A tal proposito, gli economisti si dividono in due gruppi. Un primo gruppo assicura che se gli Stati Uniti non optano per l’adozione di un severo riequilibrio fiscale, condurranno il mondo verso una fase di recessione. Secondo questi, il peggio dovrebbe arrivare quando i risparmiatori asiatici non saranno più disposti a finanziare il gigantesco debito Usa, provocando un forte rialzo dei tassi di interesse e una sensibile svalutazione del biglietto verde.

Ma c’è anche un’altra visione. Una view che sostiene la forza dell’economia a stelle e strisce. Secondo questo secondo gruppo di economisti, l’economia Usa avrebbe le carte in regola ( elevata produttività e buone prospettive di crescita dei profitti aziendali ) per continuare ad attrarre nuovi investimenti fino a quando non si produrrà un aggiustamento graduale dei propri deficit. L’atterraggio morbido dovrebbe consentire di limitare al minimo le conseguenze negative per l’economia globale. In tal modo si spiegherebbe la continua riduzione dei rendimenti dei bond lunghi a dispetto dei continui ritocchi del costo del denaro operati dalla Fed. I sostenitori di questa seconda view affermano che non ci sono rischi di inflazione nel medio termine. E’ molto probabile che i mercati continueranno a muoversi in un contesto di elevata volatilità prima di convincersi della bontà dell’una o dell’altra diagnosi.