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Devastazione Harvey, boom futures benzina. In calo prezzi petrolio

Al momento è fermo il 22% circa del petrolio prodotto nella costa del Golfo. Chiusi gli impianti gestiti da Exxon, Citgo, Petrobras, Flint Hills, Magellan, Buckeye, Shell, Phillips 66 e …

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La furia dell’uragano Harvey si abbatte in Texas, provocando la chiusura di dieci raffinerie di petrolio situate nell’area di Houston e di Corpus Christi. E’ quanto rende noto S&P Global Platts, in merito alle conseguenze sugli impianti energetici e petroliferi . Conseguenze scontate dal mercato, se si considera che nella notte di domenica i futures sulla benzina sono volati del 7%, dopo la riapertura delle contrattazioni.

Harvey è approdato in Texas, vicino a Corpus Christi, con  Categoria 4 (su cinque complessive), nella serata di venerdì,  prima di essere riclassificato – o “downgradato” – come tempesta tropicale già entro la giornata di sabato.

La forza di quello che si è confermato l’uragano più potente che si è abbattuto negli Stati Uniti nell’ultimo decennio – dopo Katrina nel 2005 -, con venti che hanno superato la velocità di 200 chilometri orari, ha portato piogge torrenziali e inondazioni a Houston, con effetti disastrosi sulle piattaforme energetiche.

Le autorità federali hanno reso noto che almeno 105 piattaforme per la produzione di petrolio e benzina sono state evacuate.

Stando ai dati del Bureau of Safety and Environmental Enforcement, al momento è fermo il 22% circa del petrolio prodotto nella costa del Golfo: si tratta di 378.000 barili al giorno circa, su un totale di 1,75 milioni prodotti nella regione. Motivo per cui, secondo Andy Lipow, direttore generale della società di consulenza Lipow Oil Associates a Houson, “i prezzi della benzina continueranno a salire questa settimana, se si considera che prevediamo altri tre giorni di pioggia nell’area di Houston”.

Intanto Tom Kloza, responsabile analista presso Oil Price Information Service, ha affermato che gli uragani che approdano in Texas tendono ad avere un impatto limitato sulla produzione di petrolio, producendo conseguenze più significative sulle attività di raffinazione. E se le raffinerie di Corpus Christi avevano già chiuso, in previsione dell’arrivo di Harvey, nell’area di Houston sono scattate nuove chiusure nella giornata di domenica.

Entro il pomeriggio di ieri, è stata infatti fermata la produzione degli impianti gestiti da Exxon, Citgo, Petrobras, Flint Hills, Magellan, Buckeye, Shell, Phillips 66 e Valero Energy. Tanto che, secondo un articolo di Cnbc, il danno potrebbe essere di una perdita superiore a 1 milione di barili al giorno in termini di capacità di raffinazione, soltanto nelle aree di Houston e Galveston, che non includono le centinaia di migliaia di altri barili prodotti nell’area di Corpus Christi, sempre in Texas.

L’impatto sui prezzi del petrolio non è stato tuttavia forte, con John Stoltzfus, responsabile strategist di Oppenheimer che, in un’intervista rilasciata a Bloomberg, ha segnalato che l’evento non provocherà “effetti drammatici”.

Alle 16.15 circa ora italiana, i futures sul WTI Crude scambiato a New York cedono quasi -1,5% a quota $47,18, mentre i futures sul Brent segnano un calo dello 0,13%, a $52,34. I futures sulla benzina scambiati sul Nymex balzano invece di oltre +4% a 1,7370 al gallone, dopo aver testato il record dal luglio del 2015, a 1,7799.

 

Il mancato balzo dei prezzi del petrolio – già volati comunque nella sessione di venerdì sera – si spiega con le speculazioni secondo cui l’interruzione delle attività di raffinazione potrebbe tradursi in un calo della domanda di greggio.