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Deutsche Bank: la Grecia non riporterà ‘l’orso’

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Di seguito pubblichiamo il commento settimanale di Giorgio Mascherone, responsabile investimenti di Deutsche Bank per l’Italia

Dopo l’approvazione delle misure di austerity nella notte da parte del Parlamento di Atene, venerdi 17 prossimo è il giorno atteso per le firme tra debitori e creditori. Le notizie provenienti da Atene hanno spinto gli investitori a prendere profitto dopo quasi tre mesi di euforia che hanno riportato gli indici al livello di un anno fa e addirittura il Nasdaq ai massimi di sempre. Può essere, la crisi greca, un punto di svolta che unitamente ad un’economia debole ed in rallentamento possa riportare “l’orso” a riprendere il dominio dei mercati finanziari? Probabilmente no. Il livello attuale dei prezzi è ancora contenuto rispetto alla profittabilità delle imprese e le notizie macroeconomiche confermano che gli Stati Uniti stanno continuando a crescere, sia pure – come sottolinea ripetutamente la Fed – ancora troppo lentamente. Il trend positivo della prima potenza economica al mondo, insieme alla crescita continua (e meno frenata del temuto) della Cina, alla ripresa del Giappone dopo lo Tsunami e della Thailandia dopo l’alluvione (il pil a gennaio è balzato di oltre l’11% su base annualizzata) sono segnali confortanti.
Anche la settimana scorsa i “leading indicators” sono stati moderatamente positivi: bene le richieste di sussidi di disoccupazione negli USA, ancora in leggero calo; sempre negli USA, ben sostenuto, seppur in calo, l’indice Michigan, ma con l’ottimismo economico in crescita e migliore delle attese. Sul fronte inflazione i prezzi al consumo in Germania si mantengono su livelli contenuti al 2,1%, mentre salgono sorprendentemente in Cina, al 4,5% vs il 4,1% di dicembre. Sono anche le azioni concertate delle banche centrali che hanno lasciato chiaramente intendere che faranno tutto quanto in loro potere per evitare i rischi da “credit crunch” a dare fiato ai mercati, la grande liquidità a costi contenuti consente alle banche di operare con meno affanno e di generare quei profitti indispensabili per la ricostruzione dei capitali richiesti dalle nuove norme internazionali. A settimane è attesa una nuova ondata di liquidità da parte della BCE (più o meno come quella di dicembre) che, auspicabilmente, dovrebbe alimentare anche il circuito delle imprese e ridare gas alla spinta espansionistica.
Suggeriamo ancora gli asset azionari, privilegiando Stati Uniti e Asia emergente e preferendo le aziende ad alto dividendo e i settori della tecnologia e dell’energia. Bene anche il reddito fisso societario, compreso l’high yield; meno interessanti, se non per motivi tattici, Treasury e Bund che hanno corso molto sinora. Le materie prime, come diciamo da alcuni mesi, continuano a soffrire per i bassi consumi e riteniamo opportuno sottopesarle, compresi i preziosi. Da tenere d’occhio nella settimana che va a cominciare le aste italiane di lunedì e martedì e le prime stime del pil del quarto trimestre del nostro Paese che, probabilmente, ci riporterà in recessione tecnica (atteso a -0,6%).

Ufficio Studi Brown Editore

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