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Delusione Usa: sotto le attese le trimestrali di Merrill, Google e Microsoft

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Tornata estremamente deludente per le trimestrali Usa diffuse nella notte. E non si è trattato di seconde linee. Ad aver fatto peggio delle attese è stato infatti un gruppo finanziario già alle prese da mesi con la crisi del credito come Merrill Lynch, ma anche campioni delle nuove tecnologie come Microsoft e addirittura Google. Insomma segnali non confortanti da dove ce li si poteva attendere ma anche da parte di chi non è abituato a deludere il mercato.



Merrill Lynch ha annunciato una perdita che al netto di voci straordinarie è di quasi tre volte quella stimata dalla comunità finanziaria, con svalutazioni più pesanti del previsto, pari a 9,75 miliardi di dollari, e il quarto rosso trimestrale consecutivo. L’istituto ha riportato una perdita nel secondo trimestre di 4,6 miliardi di dollari e deciso di mettere in vendita alcuni suoi prestigiosi asset, come la quota del 20% in Bloomberg (esclusa invece la cessione del 50% di Blackrock), che gli permetteranno di raccogliere 8 miliardi di dollari. In scia alla presentazione dei risultati Moody’s ha anche tagliato il rating di Merrill da A1 a A2, avvertendo che la casa d’affari potrebbe mettere in cantiere altre svalutazioni per 10 miliardi di dollari. Il titolo ha perso in after hour oltre il 6%.


All’incirca la stessa variazione negativa registrata dal titolo Microsoft in scia alla presentazione di conti trimestrali solidi ma che anche in questo caso sotto le attese, così come sotto le attese si è rivelata la guidance per il trimestre in corso. Il gigante di Redmond ha chiuso il periodo con utili di 4,3 miliardi di dollari, in netta ascesa dai 3 miliardi di un anno fa, ma pari a 46 centesimi per azione, contro i 47 centesimi stimati in media dagli analisti. In crescita anche il giro d’affari, cresciuto del 18% a 15,84 miliardi. Per il trimestre in corso Microsoft si attende un utile per azione tra i 47 e i 48 centesimi e un fatturato tra i 14,7 e i 14,9 miliardi. L’eps preventivato da Wall Street si posizionava invece a 50 centesimi.


E un’altra forte battuta d’arresto ha interessato in after hour anche Google, in calo di circa l’8 per cento. Il gruppo del più importante motore di ricerca al mondo ha visto crescere l’utile netto del 35% a 1,25 miliardi di dollari rispetto ai 925,1 milioni riportati nello stesso periodo dell’anno precedente e le entrate sono salite del 39% a 5,37 miliardi. Se però si confronta il dato con quanto realizzato nel trimestre immediatamente precedente (1,31 miliardi) l’utile del periodo aprile-giugno appare in calo. L’eps al netto di voci straordinarie si è inoltre attestato a 4,63 dollari, contro i 4,74 attesi.


Tra i big che hanno riportato nella serata Usa, solo Ibm ha rispettato le attese, con una crescita dei profitti del 22%, sostenuta ancora una volta dalla divisione servizi.