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Deloitte 2013 Global Defense Outlook: spese militari aumentate del 22% negli ultimi 5 anni

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Le spese militari dei Governi nel 2011 sono ammontate a US$ 1.720 miliardi e hanno registrato una crescita del 22% nel corso del periodo 2006-11: questo il dato emerso dal nuovo studio Deloitte 2013 Global Defense Outlook. Le Top 50 Nazioni – che generano oltre il 92% del PIL globale e comprendono oltre cinque miliardi di persone nei sei continenti – rappresentano il 97% della spesa per la difesa globale. Gli Stati Uniti si confermano il paese leader in termini di investimenti nel settore, con una spesa annua pari a circa il 41% del totale.

L’Italia insieme a Australia, Brasile, Canada, Germania, India, Israele, Arabia Saudita, Corea Del Sud e Turchia, appartiene al gruppo dei cosiddetti “Next 10” il cui totale di spesa per la Difesa è pari a circa US$ 327 miliardi.

“Nel corso degli ultimi anni i Governi dei paesi tradizionali stanno affrontando un generale contenimento delle spese per la Difesa, con differenze significative tra le diverse aree geografiche. Nel mondo in particolare in paesi come gli Stati Uniti, le sfide alla sicurezza nazionale stanno evolvendo”dichiara Gianluca Di Cicco Partner di Deloitte e esperto del settore A&D.

“I Governi stanno pertanto ripensando alle priorità legate alla difesa della propria nazione in relazione non solo alla presenza di gruppi terroristici, ma anche alle azioni condotte da individui non legati a gruppi terroristici organizzati, e che stanno diventando una minaccia sempre più sentita alla sicurezza globale”.

Quattro profili strategici: l’Italia è un Higher-Income Economizers

Deloitte ha suddiviso i Top50 in 4 categorie sulla base del PIL procapite nazionale e il peso della spesa militare (>30.000 US$) sul PIL nazionale (3% del PIL):

Higher-Income Spenders: hanno un PIL procapite superiore a 30.000 US$ e ne spendono più del 3% per la difesa. Solo 5 paesi fanno parte di questa categoria (Israele, Kuwait, Singapore, Emirati Arabi e Stati Uniti). L’alto livello di deficit e la scarsa crescita economica mettono però alla prova la loro capacità di continuare a mantenere alti livelli di spesa per la difesa nei prossimi anni.

Higher-Income Economizers: di questa categoria fanno parte 16 paesi, quali Italia, Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Norvegia, Olanda, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. Hanno un PIL procapite superiore a 30.000 US$ e ne spendono meno del 3% per la difesa. A causa della stabilità relativa di cui godono, e la recente pressione a contenere il debito pubblico, la spesa per la difesa di questi paesi è necessariamente limitata.

Lower Income Spenders: hanno un PIL procapite inferiore a 30.000 US$ e ne spendono più del 3% per la difesa. Qui troviamo paesi in via di sviluppo che subiscono frequenti minacce alla propria sicurezza quali Algeria, Angola, Azerbaijan, Cile, Colombia, Iraq, Marocco, Oman, Pakistan, Russia e Arabia Saudita.

Lower Income Economizers: hanno un PIL procapite inferiore a 30.000 US$ e ne spendono meno del 3% per la difesa. Fanno parte di questa categoria 18 paesi quali Argentina, Brasile, Cina, Egitto, Grecia, India, Indonesia, Iran, Malesia, Messico, Polonia, Portogallo, Sud Africa, Sud Korea, Taiwan, Tailandia, Turchia e Ucraina. Questi paesi sono destinati a crescere rapidamente nel corso dei prossimi 5 anni. Nonostante subiscano serie minacce alla propria sicurezza, spendono meno del 3% per bilanciare la sicurezza con le altre priorità di sviluppo.

Le previsioni di Spesa per la Difesa CAGR % 2012-17

“Nel corso dei prossimi mesi assisteremo sempre più allo spostamento degli investimenti nel settore difesa dai Paesi industrializzati ai Paesi emergenti, tra cui Asia e America Latina, dotati di maggiori potenzialità economiche e indirizzati a sviluppare capacità industriali e tecnologiche endogene, sulla base di programmi di trasferimento tecnologico con aziende di Paesi industrializzati”, continua il Partner di Deloitte

Cinque nuove strategie di difesa

Lo studio Deloitte rileva come le diverse sfide che i Paesi stanno affrontando sia a livello economico che strategico, inducono i Top 50 a implementare strategie di difesa divergenti. In particolare lo studio ha individuato 5 differenti strategie di seguito riportate.

1. Spostamento dell’aumento delle spese della Difesa verso i Paesi “Lower Income”

Da un lato l’elevato deficit pubblico e la scarsa crescita economica, unitamente alla fine dei conflitti in Iraq e Afghanistan, hanno portato i cosiddetti Paesi “Higher-Income”, ovvero Paesi caratterizzati da un PIL pro-capite superiore a US$ 48.000, come Stati Uniti e Israele, a diminuire la spesa per la difesa. Si stima infatti che Paesi come gli Stati Uniti, Israele, Kuwait, Singapore e Emirati Arabi ridurranno in media del 3,7% il budget per la difesa nel periodo 2012-2017.

Al contrario, i Paesi “Lower-Income” con un PIL procapite medio di US$ 7.000 e che stanno vivendo un periodo di crescita economica, quali ad esempio Russia e Arabia Saudita, hanno iniziato a investire consistenti capitali nella difesa nazionale per contrastare le minacce alla propria sicurezza interna. Si prevede un ulteriore incremento del 6,2% negli investimenti previsti nel corso del prossimo quinquennio per i Paesi che attualmente investono in media il 4,5% del PIL nazionale.

2. Denuclearizzazione

Nel periodo 2006-2012 si è assistito alla drastica riduzione, pari al 64%, delle testate nucleari attive. Nel 2012 risultavano attive ancora 4.400 testate nucleare: Israele, Cina, Pakistan e India hanno dismesso completamente tale tipologia di arma da difesa.

3. Riduzione delle Forze Armate

Nonostante la spesa militare sia aumentata del 22% a livello globale, nell’ultimo quinquennio si è assistito alla riduzione degli investimenti nelle forze armate generali. Il calo maggiore nel periodo 2006-2012 è stato registrato dai carrarmati (-40%), seguito dalle navi da guerra (-24%) e, con una percentuale nettamente inferiore, dagli aerei da combattimento (-14%) e dai militari (-11%).

4. …e aumento delle Forze Speciali

Dal 2006 ad oggi il numero dei Paesi Top 50 che ha introdotto Operazioni Speciali nei programmi di difesa è passato da 29 (nel 2006) a 41 (nel 2012), con una crescita del 40%. Nello stesso periodo si stima che il numero di Operazioni Speciali sia incrementato del 30%.

5. La tutela degli interessi nazionali in ambito cibernetico sempre più di dominio operativo militare

La protezione dei dati sta diventando una priorità negli investimenti per la difesa tant’è che oggi più della metà dei Top 50 ha sviluppato un programma di Cyber Security. “La protezione dei dati non è una priorità solo per i Paesi in cui sono localizzati la maggior parte dei server, ovvero gli “Higher Income”: anche Paesi come Cina, Corea de Sud, Russia e India si stanno muovendo: per esempio il Governo indiano prevede di addestrare 500.000 “guerrieri cibernetici” entro il 2017″.

“Sono tre i difficili compromessi che i Governi dei primi 50 Paesi del mondo devono tener conto nei futuri programmi per la Difesa: la necessità di un nuovo equilibrio tra la spesa militare e le crescenti esigenze nazionali di welfare; la sicurezza nazionale e gli impatti sulle libertà civili, in particolare sulla privacy dei cittadini, come testimonia la recente, e tuttora in corso, crisi americana sui cosiddetti “big data”, e la necessità di un equilibrio tra l’alto valore politico e militare delle forze armate professioniste e le crescenti preoccupazioni circa la loro sostenibilità economica.” conclude Di Cicco.