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Il delisting torna di moda a Piazza Affari, ecco i candidati di Equita. Tra i big Parmalat e Ansaldo

QUOTAZIONI Safilo Group
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Il delisting torna di moda a Piazza Affari dopo che i soci del patto parasociale di Marcolin hanno confermato le trattative in corso con il fondo Pai, finalizzate all’eventuale cessione di una partecipazione di controllo nella società. La società bellunese di occhiali è controllata al 28% dalla famiglia Marcolin e al 40% dai fratelli Della Valle. In un report uscito oggi e raccolto da Finanza.com, Equita traccia il profilo dei possibili altri candidati al delisting. Su tutti due pesi massimi dell’azionario tricolore: Ansaldo STS e Parmalat.

Finmeccanica detiene circa il 40% di Ansaldo STS e sta cercando un compratore o un partner per l’intera divisione trasporti, visto l’obiettivo annunciato dal management di focalizzarsi sui business della difesa e della sicurezza. “L’Opa diventa obbligatoria solo nel caso di cessione di una quota superiore al 30%”, ricorda la sim milanese. Parmalat è invece controllata all’83% dalla francese Lactalis ma il gruppo emiliano, venerdì a Borsa chiusa, ha dichiarato di non avere allo studio alcun piano finalizzato al delisting della società. 

Una smentita che non convince Intermonte. Il broker, pur non ritenendo che il delisting sia prossimo a concretizzarsi, crede che “le continue pressioni esercitate dagli organi di controllo, azionisti di minoranza e magistratura possano creare i presupposti affinché il management possa considerare l’opzione delisting dell’azienda così da poter gestire Parmalat in completa libertà”.

Oltre alle due società quotate sul Ftse Mib, Equita prende in considerazione altri due gruppi potenzialmente candidati ad abbandonare Piazza Affari. Il primo ad essere citato è Safilo. “Il fondo Hal – spiega la sim milanese – ha preso il controllo pagando oltre 6 euro e ha recentemente mostrato il proprio interesse a salire nel controllo sottoscrivendo un aumento di capitale riservato da 44 milioni di euro per finanziare l’acquisizione di Polaroid”.

Il secondo gruppo menzionato è Sorin, specializzato nelle tecnologie medicali. La società, ricorda Equita, è controllata attraverso un patto di sindacato costituito da soli investitori finanziari e, già in passato, sono circolate indiscrezioni sull’interesse da parte di fondi di private equity.