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Debole Eni, il mercato da’ fiducia a Bpi

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A pesare sul listino è stata la performance di Eni (-0,99%), che, una volta tanto, ha separato il proprio destino rispetto a quello di Saipem (+0,62%), anch’essa attiva nel settore petrolifero. Il titolo del colosso petrolifero nostrano è sotto ai riflettori per più motivi. L’articolo 18 del decreto che il ministero dell’Economia presto sottoporrà all’approvazione del consiglio dei Ministri, il cosidetto decreto “milleproroghe”, stando a quanto riportato oggi dalla stampa, dovrebbe prevedere un allungamento dei tempi concessi agli ex monopolisti (Eni ed Enel) per scendere al di sotto della quota del 20% nelle società che gestiscono le reti (Snam Rete Gas e Terna). Il termine inderogabile previsto dal decreto Marzano era quello del primo luglio 2007, mentre la nuova disposizione prevede che esso slitti al primo luglio 2012. Non solo, ma secondo indiscrezioni riportate dalla stampa estera, l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, il 5 dicembre a Mosca dovrebbe incontrare il management di Gazprom. L’obiettivo dell’incontro sarebbe quello di riavviare le trattative, recentemente naufragate, con il colosso russo, allargando il contratto di distribuzione del gas in Italia e mettendo sul piatto anche una partecipazione nelle divisioni operative di elettricità. Deboli anche Rcs MediaGroup, l’accoppiata Telecom Italia e Pirelli, Mediobanca e Fiat. Dopo aver ottenuto l’autorizzazione dell’Antitrust, Enel ha ceduto al gruppo automobilistico del Lingotto il 49% del capitale sociale di Leasys per 33,5 milioni di euro, come determinato nel contratto stipulato il 30 settembre 2005. Per contro, hanno attirato l’attenzione in senso positivo Banca Mps e Seat Pagine Gialle. Sul listino, infine, rialzo dell’1,79%, a quota 7,39 euro, per Banca Popolare Italiana. Il mercato sembra apprezzare la chiarezza con cui il consiglio di amministrazione si sta muovendo per marcare la differenza rispetto alla precedente gestione della banca, all’epoca di Gianpiero Fiorani. L’ultima mossa è l’accordo per rimettere nelle mani dell’assemblea il proprio mandato, manovra volta a convincere i giudici della Procura milanese a dissequestrare il 25% della azioni Antonveneta aventi un valore intorno ai 2 miliardi di euro.