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Debito mio quanto mi costi, il lato oscuro del trionfo del nuovo Btp a 30 anni. Salasso da 1,3 miliardi

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I numeri parlano chiaro e sono roboanti: la domanda record da oltre  41 miliardi per il nuovo BTP 30 anni e investitori esteri in coda per accaparrarsi la nuova emissione a lunga scadenza dal rendimento decisamente allettante. Il mercato è tornato a “fidarsi” dell’Italia in questo primo scorcio di 2019 e il flop del BTP Italia dello scorso autunno appare un lontano ricordo. Di contro sono da capogiro anche gli interessi e l’Italia si trova a dover far fronte a una spesa per interessi decisamente elevata.

 

Il collocamento sindacato di 8 miliardi di euro del nuovo Btp 2049 ha visto una domanda record di oltre 41 miliardi. Diversi esponenti del governo hanno messo in evidenza il clima di fiducia sull’Italia testimoniato da questa forte richiesta per il nuovo Btp. Il ministro dell’Economia Tria ha ribadito la “solvibilità” del debito italiano e l’impegno del governo a ridurre l’ammontare del debito stesso. Il vice premier Matteo Salvini ha affermato che si tratta di un “segno evidente della fiducia nell’Italia, nella sua economia e nel futuro del Paese”.

 

Sul mercato intanto va in scena un deciso allargamento dello spread Btp-Bund, già iniziato il 1 febbraio con oltre 40 pb in più in meno di una settimana tra ingresso in recessione tecnica e raffica di tagli delle stime per il 2019 sulla crescita dell’Italia. Ma molti operatori ricollegano le vendite sui Btp proprio con l’arrivo a sorpresa della nuova emissione e il suo collocamento a un rendimento vicino al 4%.

 

Rendimento a premio rispetto a curva debito esistente

Ad accaparrarsi il nuovo Btp a lunga scadenza sono stati soprattutto gli investitori esteri allettati dal rendimento vicino al 4%. Proprio il rendimento elevato del 3,91%, pari a un premio di 26 punti base rispetto alla curva del debito esistente stando ai dati compilati da Bloomberg, sollevano qualche dubbio fondato circa l’effettivo successo o meno di questa maxi-emissione, arrivata a distanza di sole 3 settimane da quella del nuovo Btp 15 anni collocato a metà gennaio per complessivi 10 mld (domanda per oltre 35 mld)

La nuova emissione molto ravvicinata a quella precedente evidenzia sicuramente l’intenzione del Tesoro di sfruttare al massimo la forte ricerca di rendimento da parte degli investitori in questo primo scorcio di 2019. La vendita non annunciata mostra “un pò di disperazione” dell’Italia per attingere al mercato, rimarca Mark Nash, responsabile del reddito fisso a Merian Global Investors Ltd., intervistato a Bloomberg TV.

Il Tesoro si è mostrato quindi disposto a pagare un po’ di più adesso in modo da non dover ricorrere a emissioni importanti nei prossimi mesi quando il rifinanziamento del debito potrebbe risultare più difficoltoso tra rischio crescita e conseguente possibile deterioramento dei conti pubblici.

 

Caro spread costa 1,3 miliardi

Il rendimento allettante a cui è stato allocato il nuovo Btp a 30 anni ha un costo non indifferente per l’Italia.  Gustavo Baratta, government bond trader a Banca IMI, scrive su Twitter che l’analoga emissione, se fatta ad aprile 2018 (prima del balzo dello spread susseguente all’emergere a metà maggio dell’ipotesi di un governo M5S-Lega) sarebbe costata 1,3 miliardi di euro in meno. Baratta ha calcolato che 100 basis point di differenza ogni basis point sul trentennale equivale a 17 centesimi di prezzo (da 100,00 a 100,17 per 1 bps) e 17 centesimi su 8 miliardi sono 13.600.000 euro 100 basis point per 8 miliardi di trentennale equivalgono a circa 1,36 miliardi.

 

Non solo Btp vs Bund, il confronto con Francia e Spagna

Guardando al rendimento dei bond di analoga durata di altri paesi europei l’Italia esce perdente non solo a cospetto della solidissima Germania. Ii titoli di stato trentennali della Germania presentano un rendimento pari allo 0,72%, quelli della Francia dell’1,5% e i Bonos spagnoli del 2,44%. In termini di spread, il differenziale tra bund a 30 anni e Btp di analoga durata è oggi di oltre 300 punti base, tra Oat francesi e Btp di 225 pb, tra Bonos e Btp di 135 pb e anche con il Portogallo il gap dei titoli di stato tricolori supera i 100 pb.

Dettagli collocamento del nuovo BTP a 30 anni, il 73,6% a investitori esteri

All’emissione del nuovo BTP a 30 anni, con scadenza 1 settembre 2049 e cedola annua del 3,85%. hanno partecipato all’operazione circa 450 investitori per una domanda complessiva pari a oltre 41 miliardi di euro. Quasi metà del collocamento è stato sottoscritto da fund manager (45,2%), mentre le banche ne hanno sottoscritto circa un quarto (25,8%). Gli investitori con un orizzonte di investimento di lungo periodo hanno acquistato circa il 17,6% (in particolare il 7,4% è stato allocato a banche centrali e istituzioni governative, mentre il 10,2% è andato a fondi pensione e assicurazioni). Agli hedge fund è stato allocato il 10,9% dell’ammontare complessivo. Le imprese non finanziarie hanno partecipato all’emissione con una quota residuale pari allo 0,5% circa.

 

La distribuzione geografica del titolo è stata estremamente diversificata, con una partecipazione che ha visto il coinvolgimento di oltre 35 paesi: gli investitori esteri si sono aggiudicati il 73,6% dell’emissione, mentre gli investitori domestici ne hanno sottoscritto il 26,4%. Tra gli investitori esteri, di rilievo è stata in particolare la quota sottoscritta da investitori residenti nel Regno Unito (il 29,5%). Il resto del collocamento è stato allocato in larga parte in Europa continentale (il 36,3%), ed in particolare in Germania, Austria e Svizzera (18,9%), nei Paesi Scandinavi (5,6%), in Francia (3,8%), in Spagna (3,8%) e in altri paesi europei (4,2%). Al di fuori dell’Europa, significativa la partecipazione di investitori statunitensi, che si sono aggiudicati il 6,4% dell’emissione, mentre una quota residuale pari all’1,4%, è stata allocata ad investitori residenti in altri paesi.