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Debito emergente, una valida alternativa ai Btp? L’analisi di Fidelity

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Può essere il momento giusto per diversificare il portafoglio obbligazionario verso mete emergenti. Ma come farlo senza rischiare di perdersi tra i meandri di mercati poco conosciuti? Lo abbiamo chiesto al direttore degli investimenti sul reddito fisso di Fidelity Worldwide Investment

Diversificazione e decorrelazione rispetto ai tradizionali mercati obbligazionari dei Paesi sviluppati. Sono questi, secondo Curtis Evans, direttore degli investimenti sul reddito fisso di Fidelity Worldwide Investment, gli elementi che oggi potrebbero spingere un investitore europeo verso il debito emergente.

Incontrato a Milano, dove era ospite di una delle tappe del roadshow che la società di gestione sta conducendo in tutta l’Italia, Evans si è concesso alle domande di F.

Dopo i guadagni degli ultimi anni i titoli di Stato italiani potrebbero garantire cospicui capital gain per chi ha investito quando i rendimenti erano più elevati, mentre sul mercato europeo i rendimenti sono ormai al lumicino.

E’ giusto quindi iniziare a guardare oltre gli usuali confini continentali.

Meglio innanzitutto le emissioni in valuta locale o quelle denominate in valuta forte, su tutte il dollaro Usa? Evans non ha dubbi: “Le emissioni in valute locali sono interessanti ma rischiose, soprattutto per la volatilità che caratterizza talune divise emergenti”. Il FF Emerging Market Debt Fund è la scelta di riferimento per la valuta forte. Il fondo è focalizzato sugli investimenti in debito governativo dei Paesi emergenti in dollari e può beneficiare anche di opportunità di investimento nel segmento corporate (fino al 25% del portafoglio).

E riguardo all’inflazione che sui mercati emergenti è storicamente più elevata rispetto ai Paesi sviluppati? Se sfruttata nel modo corretto potrebbe addirittura trasformarsi in un’arma a favore dell’investitore. E’ quanto avviene ad esempio nel FF Emerging Inflation Linked Bond Fund, che beneficia di entrambi i motori di performance: da un lato le pressioni inflattive presenti nei Paesi emergenti e dall’altro il collegamento alla valuta locale. “Questi due elementi – spiega Evans –  tendono a controbilanciarsi, aumentando potenzialmente la stabilità rispetto ad altri investimenti in debito emergente in valuta locale”. Il pericolo connesso a eventuali rialzi dei tassi d’interesse è inoltre arginato da una duration particolarmente corta.

Di fondo resta la difficoltà per un investitore italiano, affezionato detentore di Btp e altri titoli di Stato ad avvicinarsi a realtà e mercati poco conosciuti che sono necessariamente appannaggio di esperti, possibilmente dotati di una presenza in loco, gli unici in grado di avere una conoscenza diretta dei mercati e delle singole emissioni. “In questo senso – ricorda ancora Evans – Fidelity investe nei mercati emergenti da oltre 20 anni e i membri del team di reddito fisso sono oltre 100. Offriamo, infine, una gamma unica di fondi dedicati al debito emergente”.