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Il debito dei mercati emergenti favorito dal dopo-Brexit? (analisti)

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La sorprendente decisione del Regno Unito che nel referendum di fine giugno ha deciso di abbandonare l’Ue potrebbe favorire asset ritenuti rischiosi come quelli del debito dei mercati emergenti. E’ questa la tesi di Rob Drijkoningen, Co-Head of EMD di Neuberger Berman, che in un report commenta come dopo il voto a favore della Brexit, gli spread sui titoli di Stato dei mercati emergenti si sono divaricati di circa 30 punti base, con l’effetto maggiore che si è sentito sui mercati dell’Europa centrale e dell’est. 
In mercati relativamente sicuri come la Corea del Sud, la Tailandia e la Repubblica Ceca, i rendimenti dei tassi sono inizialmente scesi mentre erano in positivo fino a 25 punti base in Paesi più rischiosi ed esposti come il Sud Africa, la Polonia, l’Ungheria e la Turchia. Le valute sono scivolate in modo più significativo, con quelle dell’est Europa che hanno perso tra il 2 ed il 4% poco dopo il risultato del referendum.

Avversione al rischio in netta contrazione

Tuttavia, evidenzia l’analista, molta dell’iniziale avversione al rischio è stata eliminata dal mercato; l’impatto più duraturo è stato sui rendimenti obbligazionari dei mercati sviluppati core e sulle previsioni dei tassi d’interesse, dato che le attese riguardo alla crescita mondiale sono calate. I futures dei Fed Fund, sottolinea Drijkoningen stanno spostando le attese di un rialzo dei tassi direttamente al 2017 e, grazie alla politica monetaria della Bce e della BoJ, che restano accomodanti, si è creato terreno fertile per una ricerca continua di rendimento che potrebbe favorire ulteriormente gli asset emergenti.
Nel corso dell’anno sosterremo che l’impatto economico dei legami con il commercio britannico è relativamente limitato e nel giro di due anni sarebbe realistico presumere che almeno parte se non la gran parte dei legami commerciali del Regno Unito con i mercati emergenti sarà ristabilita e la razionalità avrà la meglio. Il rischio più grande, quindi, è dovuto più al potenziale contagio finanziario, all’avversione al rischio e, conseguentemente, a premi di rischio più elevati anche nei mercati emergenti. Con i grandi cambiamenti già occorsi in un gran numero di Paesi emergenti a seguito degli scarsi sviluppi commerciali, così come premi di rischio relativamente generosi incorporati nell’asset class, riteniamo che le ripercussioni sui mercati emergenti a livello economico possano restare piuttosto limitate.
Asset allocation: Argentina, Indonesia e Ungheria le preferite
In termini del nostro posizionamento, sul fronte delle valute forti le nostre esposizioni ai Paesi dell’Europa centrale sono limitate mentre nel complesso il portafoglio ha un sovrappeso in termini di rischio globale a causa di posizioni favorevoli che esprimiamo a livello di Paesi, come l’Argentina, l’Indonesia e l’Ungheria. Nel periodo precedente al voto non abbiamo apportato alcun cambiamento sostanziale perché i crediti si sono dimostrati più elastici ed a correlazione inferiore ai potenziali effetti rispetto ai mercati locali.
Sulla strategia in valuta locale, avvicinandoci al voto in UK abbiamo tenuto una posizione più o meno neutra nei confronti del rischio ma abbiamo aumentato l’esposizione al rischio nelle valute emergenti, in particolare in termini di duration attraverso i mercati obbligazionari locali. Dopo la vistosa correzione in maggio, prodotta da un tono divenuto d’emblée più aggressivo da parte della Fed, il lungo ritardo al rialzo dei tassi ora inglobato nei prezzi dei futures dei Fed fund potrebbe mostrarsi un valido sostegno per i titoli obbligazionari emergenti. Ulteriore supporto dovrebbe provenire dai miglioramenti nei bilanci delle partite correnti di molti Paesi, da un’inflazione modesta o addirittura in calo e da alti rendimenti. In questo contesto vediamo positivamente i tassi locali che favoriscono in particolare Paesi come il Brasile, la Cina e l’Indonesia che mostrano un mix di inflazione in rallentamento, rendimenti reali elevati ed attese di allentamento monetario.