Deaglio: un'economia tedesca in affanno potrebbe indurre Berlino a fare di più per l'euro

Inviato da Titta Ferraro il Gio, 22/11/2012 - 16:42
Dalla Germania dipende il futuro dell'euro, ma allo stesso tempo la tenuta dell'economia tedesca e strettamente intrecciata con quella dell'area euro. Mario Deaglio, docente di Economia Internazionale presso l'Università di Torino, nel corso della presentazione odierna del XVII Rapporto sull'economia globale e l'Italia promosso dal Centro Luigi Einaudi e da UBI Banca nell'enunciare i numerosi punti di debolezza dell'Europa ha posto l'accento sul ruolo chiave della Germania, la cui "ultraortodossia" rischia di indebolire l'intera area euro e mettere a repentaglio il progetto euro che già presenta un "vizio d'origine a livello politico".

Dal rapporto sull'economia globale e l'Italia curato dallo stesso Deaglio emerge che i rimedi finanziari apportati negli ultimi anni si sono rivelati insufficienti e quest'anno si è aggiunto l'intreccio infernale tra ciclo economico e ciclo mediatico. Tra effettiva debolezza economica di un paese e voci che alimentano tale debolezza c'è un'effettiva interazione. Le voci alimentano la caduta delle quotazioni dei titoli pubblici (aumento dello spread) che si ripercuote sui conti del Paese aumentando la spesa per interessi sul debito e quindi peggiorando i dati sul deficit. In più le manovre correttive apportate per ovviare alla crisi del debito (la Grecia è già arrivata a quota 5 manovre) inevitabilmente stimolano negativamente la domanda interna comportando una caduta più accentuata dell'economia del Paese invischiato nella crisi.

Su Grecia si troverà accordo, ma preoccupa ortodossia tedesca
Il rinvio a lunedì dell'accordo definitivo sugli aiuti alla Grecia è l'ennesimo caso in cui l'azione dell'eurozona ha trovato l'ostacolo dell'ortodossia tedesca. Deaglio ritiene che comunque nel consiglio straordinario dell'Eurogruppo di lunedì "con ogni probabilità si troverà un accordo, ma continua a preoccupare l'ortodossia della Germania che non è di tutti i tedeschi ma principalmente della Bundesbank". Inoltre, ha aggiunto l'economista in merito alle prospettive di lungo periodo per l'euro, alcune scelte geo-economiche della Germania sono potenzialmente in contrasto con il progetto europeo come ad esempio il gasdotto sotto il Baltico che sposta gli equilibri verso l'Est, "mentre Berlino dovrebbe pensare maggiormente a investire nell'area euro e salvaguardare un progetto che è già nato con un vizio d'origine a livello politico". 
Paradossalmente un più forte contraccolpo economico della crisi sulla Germania potrebbe comportare una ricaduta positiva per l'eurozona. "Se Berlino subirà contraccolpi più accentuati dalla crisi che coinvolge i partner europei, ad esempio con una salita della disoccupazione anche in terra tedesca, è possibile che si trovi diciamo così costretta a fare di più per l'euro", ha argomentato l'economista nel corso della presentazione aggiungendo che la supremazia finanziaria tedesca non basta, devono avere una "vision" lungimirante e investire con maggior decisione sull'Eurozona. L'imprenditorialità tedesca a detta di Deaglio è "troppo timida" preferendo investire in Paesi extra Ue mentre sarebbe nel suo interesse guardare di più ai Paesi dell'area euro visto che sono anche i suoi più importanti partner commerciali.

Per economia italiana il fondo è stato toccato
Relativamente all'Italia i numeri parlano chiaro con i tassi di crescita registrati negli ultimi decenni che sono stati costantemente i peggiori tra i Paesi del G7. "Il saldo positivo della bilancia commerciale sta evitando una caduta più marcata del Pil - ha sottolineato Deaglio - e in questo senso è preoccupante l'ultimo dato sull'export relativo a settembre verso la Germania. Bisogna quindi sperare che la debolezza della domanda da parte della Germania sia solo momentanea". Deaglio ritiene che comunque il fondo è stato toccato ed è una questione di tempo per assistere a una ripresa che si spera sia sostenuta da un'adeguata politica economica.

Le debolezze sottostimate degli Usa
Il XVII Rapporto sull'economia globale e l'Italia si sofferma anche sugli Stati Uniti e alcune sue debolezze che si tende a sottostimare: dal tasso di natalità sceso dello 0,5 per mille (125mila nati in meno l'anno) alla crisi del tasso di mortalità salito dall'8,25 all'8,4 per mille, passando dalla novità assoluta rappresentata dalla consistente emigrazione (da 58mila nel 2008 a 499 mila nel 2011). "I giovani statunitensi tendono ad andare a cercare fortune soprattutto in Canada - nota Deaglio - mentre diversi pensionati guardano al Sud America dove i loro soldi hanno più valore". Riguardo al mercato immobiliare Usa, la ripresa non appare ancora compiuta visto che posto a 100 punti l'indice delle nuove costruzioni nel 2000, è passato a 140 nel 2006 per poi toccare un minimo a 40 punti nel 2008 e ora è solo lievemente sopra a 42. "nei prossimi 12 mesi il settore edilizio in effetti dovrebbe andare lievemente meglio - denota Deaglio - ma per avere una vera ripresa bisognerà probabilmente attendere il 2014". C'è poi il nodo irrisolto della crisi nonostante in quattro anni ci sia sta una forte espansione del bilancio pubblico e due massicci quantitative easing a cui si è aggiunto un terzo a settembre.
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