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De Agostini punta a potenzialità significative da quota Generali

QUOTAZIONI Mediobanca
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Nessuna voglia di potere. De Agostini è in Generali solo per motivi finanziari, ossia crede nelle opportunità del titolo. Questo il succo delle dichiarazioni dell’a.d. di De Agostini, Lorenzo Pelliccioli, oggi a Milano per la presentazione dei risultati 2006 del gruppo.


 

L’incontro con la stampa ha costituito inevitabilmente un’occasione per fare il punto sulla partecipazione del 4% dichiarata proprio stamane da De Agostini nella compagnia assicurativa triestina. La partecipazione, ha detto Pelliccioli, in sostanza ribadendo quanto già chiarito nella nota, ha “un obiettivo di crescita di valore a medio-lungo termine”. Il manager ha chiarito che il gruppo non guarda al risultato immediato, ma piuttosto a “potenzialità che sono significative” e a “opportunità di crescita che noi giudichiamo importanti”. Nonostante ciò non c’è nessuna voglia di crescere oltre: “Oggi (l’investimento in Generali) è già pari a circa un quarto del nostro valore. Per la legge della ripartizione del rischio siamo già a un livello di peso nella fascia alta (circa il 25%, ndr), quindi difficilmente saliremo ancora” ha detto il manager. E nemmeno c’è nessuna voglia di inserirsi nella partita Mediobanca apertasi per la necessità di Unicredit e Capitalia di cedere la partecipazione in eccesso post fusione. “Per noi sarebbe una doppia esposizione verso Generali visto il peso che Trieste ha in Mediobanca (Piazzetta Cuccia controlla il 14,127% del Leone). De Agostini non intende crescere in Generali, ma allo stesso modo non ha fissato paletti per la dismissione della partecipazione, che ad oggi, dopo l’apprezzamento del titolo rispetto ai prezzi di acquisto consentirebbe al gruppo di Novara un “potenziale di capital gain – ha detto Pelliccioli – più o meno di 200 milioni”.


 


La quota in Generali, detenuta direttamente da De Agostini per il 2,3%, tramite la controllante B&D Holding per lo 0,2%, e tramite un contratto di equity swap per l’1,5%, risponde però anche a una diversa logica di investimento. L’ingresso in Generali si lega infatti con l’uscita da Toro. Pelliccioli ha spiegato di credere nelle opportunità dell’asset class assicurazioni, ma la scelta non è più quella di una grande quota in una società di medie dimensioni (De Agostini deteneva fino all’ottobre 2006 il 65,5% di Toro), bensì di una quota di minoranza in un gruppo leader in Italia e con ramificazioni a livello internazionale. Non è un caso che parte delle risorse impiegate per l’impegno in Generali siano proprio quelle liberate dalla cessione della compagnia torinese. “Il valore dell’investimento è di 1,5 miliardi di euro ed è stato finanziato con la liquidità del sistema holding più l’equity swap”, ha infatti ricordato Paolo Ceretti, il direttore generale di De Agostini.