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Dazi Usa: preoccupano, ma troppo presto per valutare ricadute (Crif)

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Il duro inasprimento dei dazi su una lunga lista di prodotti europei minacciato dagli Stati Uniti, come ritorsione alla politica UE sui limiti di import di carne statunitense, presenta dei contorni ancora tutti da definire. Di certo, se realmente messo in pratica, andrebbe a incidere negativamente sull’economia italiana. Secondo Paolo Bono, Associate presso CRIF Ratings, il reale perimetro dei prodotti su cui ci sarà un inasprimento dei dazi è ancora tutto da verificare e “l’effettivo impatto sul sistema produttivo nazionale, e agroalimentare in particolare, potrà essere valutato solo se e quando alle dichiarazioni politiche faranno seguito delle azioni ufficiali”.

Già nel dicembre 2016 l’amministrazione americana ha stilato una lista di prodotti su cui aprire consultazioni e audizioni con gli operatori economici per valutare la possibilità di inasprire i dazi doganali. La lista dei circa 90 prodotti in questione prende di mira soprattutto i prodotti agroalimentari e in particolare acque minerali, carni e derivati, ortaggi e conserve. Aggiungendo i motocicli di bassa e media cilindrata, anch’essi sotto osservazione, il valore dell’export italiano potenzialmente coinvolto si aggira attorno ai 600 milioni di euro.

“Certo è che il nuovo clima che si respira nelle relazioni commerciali transatlantiche non promette nulla di buono per l’economia italiana – aggiunge Bono – . L’Italia è esportatrice netta nei confronti degli Stati Uniti con una bilancia commerciale in attivo per 23 miliardi di euro. Il made in Italy verso gli USA tocca i 37 miliardi di euro, di cui 3,8 da prodotti agroalimentari, mentre l’import italiano dagli Stati Uniti si ferma a 14 miliardi di euro. In questo senso, conclude Bono, l’appeal che sembrano suscitare negli USA le politiche protezionistiche potrebbe trasformarsi in un rischio reale e significativo per l’economia italiana, nella misura in cui dalle dichiarazioni politiche si passerà ai fatti.