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Dazi doganali, Trump pronto a firmare. Cina avverte: nostra risposta necessaria e giustificata

La firma sarà il via ufficiale alla guerra commerciale. E gli ultimi dati arrivati dal fronte macroeconomico non faranno altro che fomentare la rabbia – e il protezionismo – del …

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Giornata cruciale per i mercati globali, con il protezionismo di Donald Trump che farà un altro passo in avanti nelle prossime ore e la riunione del Consiglio direttivo della Bce. Trump firmerà oggi la proclamazione presidenziale che renderà esecutiva l’imposizione di dazi doganali del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio. Lo conferma il New York Times, affermando che la firma verrà apposta orientativamente verso mezzogiorno ora New York anche se alcuni “consiglieri vicini alla Casa Bianca hanno enfatizzato che il timing potrebbe cambiare”.

In ogni caso, le tariffe non saranno effettive nell’immediato in quanto, in base all’iter prestabilito, si prevede un periodo di due settimane prima della loro operatività.

In una nota Sarah Huckabee Sanders, portavoce della Casa Bianca, ha alimentato qualche speranza, mostrando un tono più conciliante nell’affermare che i dazi doganali saranno imposti “sulla base dei singoli paesi”, e considerando questioni di sicurezza nazionale. Sanders ha detto che Trump dovrebbe apporre la firma “all’incirca entro la fine della settimana”.

La stessa Sanders ha riferito inoltre che è possibile che alcuni paesi, come Messico e Canada, vengano esentati dai dazi doganali.

Tuttavia, oltre all’Unione europea, che ha stilato una lista di prodotti americani per un valore totale di 2,8 miliardi di euro che sarebbe pronta a colpire con dazi fino al 25%, in risposta ai dazi annunciati da Trump, anche la Cina si prepara ad affilare le armi.

“Una guerra commerciale non è mai la soluzione giusta – ha detto il ministro degli Esteri Wang Yi – In un mondo globalizzato, sicuramente non aiuta, visto che finisce con il provocare danni sia a chi ha deciso di lanciarla che ai paesi contro cui è rivolta”.

Yi è stato poi molto chiaro: “In caso di guerra commerciale, la risposta della Cina sarà giustificata e necessaria”.

Rispondendo a una domanda di Bloomberg News, il ministro ha ricordato che: “se ci deve essere un qualsiasi tipo di competizione tra di noi, si deve trattare di un confronto positivo e sano“.

La “Cina e gli Stati Uniti non devono essere rivali, possono essere partner nella competizione”.

Ma i numeri purtroppo non avallano la posizione di Pechino. Proprio oggi è stato diffuso il dato relativo alla bilancia commerciale della Cina, che ha messo in evidenza che, nel mese di febbraio, le esportazioni cinesi sono volate del 44,5% su base annua, molto di più del +13,6% atteso dal consensus. Le importazioni sono avanzate del 6,3%, rispetto al +9,7% atteso. E’ vero che il surplus verso gli Stati Uniti è rallentato rispetto a gennaio, ma il suo valore rimane più che doppio su base annua.

Il dato segue la diffusione della bilancia commerciale degli Stati Uniti che, nel mese di gennaio, ha visto il deficit salire del 5% e testare il livello più alto in quasi 10 anni, a $56,6 miliardi: il balzo è stato pari a +16% rispetto al gennaio del 2017, quando Donald Trump è salito alla Casa Bianca.

Così Michael Pearce, economista senior di Capital Economics intervistato da MarketWatch:

“L’aumento del deficit commerciale al record in nove anni (dal 2008)…suggerisce che il commercio si confermerà ancora un freno della crescita economica (Usa), nel corso del primo trimestre, e alimenterà soltanto la retorica protezionistica di Donald Trump”.

Poco prima della diffusione del dato, Trump aveva twittato: “Dal primo presidente Bush a oggi, il nostro paese ha perso più di 55.000 fabbriche, 6.000.0000 di posti di lavoro nel settore manifatturiero, accumulando deficit commerciali superiori a 12 trilioni di dollari. Lo scorso anno abbiamo sofferto un deficit commerciale di quasi 800 miliardi di dollari. Politiche cattive e leadership. Dobbiamo tornare a VINCERE!”.

Allo stesso tempo, Trump ha scritto nelle ultime ore che “alla Cina è stato chiesto di sviluppare un piano per l’anno del valore di 1 miliardo di dollari per fare in modo che il deficit commerciale Usa nei suoi contronti venga ridotto di un miliardo di dollari. Le nostre relazioni con la Cina sono molto buone, e noi non vediamo l’ora di vedere come risponderanno. Dobbiamo agire presto!”.