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A Davos dilaga la passione ambientalista

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I potenti del mondo si scoprono ambientalisti. E la moda dilaga tra tutti gli esponenti politici internazionali, indipendentemente dal credo politico, dal paese di origine e soprattutto dai precedenti ambientali, magari non sempre immacolati.
In Svizzera, a Davos, dove si svolge il World economic forum la parola d’ordine è ecologia. Dopo l’annuncio a sorpresa fatto dal presidente americano Gorge W. Bush, il quale ha promesso di intensificare la produzione di combustibili alternativi, ieri è stata la volta del cancelliere tedesco Angela Merkel. La Merkel ha focalizzato l’importanza di una maggiore attenzione verso il rispetto dell’ambiente come uno dei fattori chiave per il futuro dell’economia mondiale. Più tecnologia e meno gas inquinanti, queste le direttive annunciate dalla Merkel.


La nuova tendenza viene però da lontano. Già da tempo l’ex vice presidente degli Usa ai tempi di Bill Clinton – Al Gore – si dedica anima e corpo alla causa ecologista, e lo stesso Clinton sempre più spesso nei suoi famosi discorsi focalizza l’attenzione sull’importanza dell’ambiente per l’economia.
Una moda, dunque? Il timore è palpabile all’interno della comunità ecologista. Come non ricordare il sostanziale fallimento del protocollo di Kyoto, soprattutto del tanto pubblicizzato trading delle emissioni inquinanti di paesi e industrie. Alcuni esponenti di associazioni ambientaliste fanno inoltre notare che la causa ambientalista tanto declamata a Davos è sempre declinata a favore di un benessere economico del mondo, e non finalizzata a una migliore condizione di vita degli esseri umani. Come nel caso di Bush. Dietro le sue parole gli ambientalisti non scorgono un sostanziale pentimento del presidente da sempre vicino ai petrolieri, ma piuttosto la consapevolezza che gli Usa sono troppo dipendenti dal greggio estratto dai pozzi petroliferi del Medio-oriente.

Dietro l’angolo, poi, c’è sempre lo zampino del nucleare quando si parla di energie alternative o rinnovabili. A Davos non si è parlato di pale eoliche e pannelli solari, non solo. E’ stata l’energia nucleare a tornare alla ribalta, come ha auspicato il presidente della Duke Energy Corporation, James Rogers. Secondo Rogers l’arma per affrancare gli Usa da una dipendenza energetica asfissiante sarebbe proprio il rilancio del nucleare. Con buona pace degli ecologisti.