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Davos 2017: dove il voto anti-establishment diventa “rischio democratico”

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A Davos 2017, dove oggi si apre il World economic forum, si respira un’aria diversa rispetto ai meeting degli anni precedenti. Ora la contestazione all’establishment è diventata un “rischio democratico”

Nel corso del 2016 il direttore generale del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, e con lei i paludati ospiti del World economic forum, hanno visto l’opposizione all’establishment e alla globalizzazione estendersi da picchetti di sparuti contestatori a milioni di persone.

Per capire come il mondo sia cambiato sotto gli occhi, forse non attenti, dell’elite di Davos, basti pensare alla fiducia con cui la stessa Lagarde guardava all’allora futuro referendum sulla Brexit: “Sono ottimista sulla possibilità di avere un buon accordo tra Gran Bretagna e Unione europea” dichiarava nel corso della giornata conclusiva. A farle eco il cancelliere dello Scacchiere George Osborne.

E se volessimo parlare delle miserie del Belpaese potremmo citare il ministro dell’Economia Giancarlo Padoan, anche lui fiducioso sull’approvazione di misure che avrebbero dovuto rafforzare il sistema bancario italiano nel suo complesso. Sappiamo come è andata.

Per non parlare di Donald Trump, eletto contro tutte le previsioni. Il presidente degli Stati Uniti si insedierà alla Casa Bianca il prossimo venti gennaio, giorno di chiusura dei lavori a Davos. Nell’esclusiva location svizzera, quindi, non sarà presente, né invierà un suo rappresentante (almeno in veste ufficiale). Snobbata dal rappresentante numero uno di quel populismo fattosi “rischio democratico” nelle urne, Davos si prepara a discutere proprio di questo, stando al Global risk report preparato per l’edizione 2017.

Rischio democratico

Si intitola così una delle sezioni del Global risk report nella quale si prende atto dell’impoverimento dei cittadini causato dalla globalizzazione, il mantra che avrebbe dovuto garantire sviluppo per tutti. Ma così non è stato. Tutti coloro che non l’hanno goduta ma l’hanno piuttosto subita, sono riusciti a far sentire la propria voce nel modo più democratico possibile, il voto. Un voto che però a Davos viene percepito come “rischio democratico” e instabilità sociale, pericolosa per l’economia.

Quale economia, verrebbe da dire? Quella che finora ha portato benefici a una minima parte di popolazione, come sottolinea il rapporto Oxfam intitolato “Un’economia per il 99%”? Presentato come da tradizione proprio in vista del World economic forum, lo studio evidenzia come l’1% della popolazione globale possiede più ricchezza netta del restante 99%.

Non è una novità. È lo stesso risultato previsto dallo studio lo scorso anno. Come a dire che nel 2016, così come nel 2015, nel 2014 e negli anni precedenti, poco o nulla si è fatto per aiutare l’altra economia, quella inclusiva “per il 99%” di cui ora si comincia a parlare (forse anche a Davos), spinti dal timore del “rischio democratico”.