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Dati statunitensi deludono i mercati, jobless claims ai massimi dall’autunno 2009

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Pesano sui mercati azionari i nuovi segnali di debolezza arrivati dall’economia statunitense. Indicazioni poco confortanti sono arrivate dalle richieste di sussidi di disoccupazione, ancora in aumento e che confermano la persistente debolezza del mercato del lavoro statunitense. Le richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana al 14 agosto hanno toccato quota 500 mila unità, in aumento di 12 mila rispetto alla settimana precedente (dato rivisto da 484 mila a 488 mila) e sui massimi dal novembre 2009. I segnali di rallentamento dell’economia statunitense stanno quindi avendo come conseguenza quella di dissuadere le società statunitensi ad assumere.


Minimi addirittura dal luglio 2009 invece per l’indice Philadelphia Fed che ad agosto è sceso a sorpresa a -7,7 punti dai 5,1 del mese precedente. Il Philly Fed era atteso a 7,2 punti. L’indice raffigura la condizione manifatturiera nel distretto della Federal Reserve di Philadelphia. Un dato sotto la soglia dello zero segnala una fase di contrazione economica.

L’aumento dell’avversione al rischio sta spingendo gli investitori verso i beni rifugio: in particolare l’oro è salito ai massimi a 7 settimane a quota 1.240 dollari l’oncia. Tra le valute guadagnano terreno yen e franco svizzero, mentre perde quota il dollaro.

A Milano l’indice Ftse Mib è andato a chiudere la penultima seduta dell’ottava nei pressi dei minimi di giornata in calo del 2,05% a quota 20.115 punti. In difficoltà le big bancarie con Intesa Sanpaolo in flessione del 2,97%, -2,12% per Unicredit. Ribassi superiori al 2% anche per Fiat, Enel, Telecom Italia e Mediaset. Ha limitato i danni invece Parmalat (-0,37%), mentre Prysmian è stato l’unico titolo del Ftse Mib a evitare le vendite chiudendo invariato.