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Dati macro Usa: toccasana per i mercati finanziari

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Giornata ricca di comunicazioni macroeconomiche per gli Stati Uniti d’America. Il dato più atteso dell’ottava era l’indice dei prezzi al consumo (Cpi) relativo al mese di maggio. La rilevazione ha avuto l’effetto di un toccasana per i mercati mondiali dopo le due settimane di netta correzione innescate proprio dai timori che l’andamento dell’inflazione potesse portare la Federal Reserve addirittura a rialzare i tassi di interesse statunitensi piuttosto che a tagliarli come si pensava, forse con un eccesso di ottimismo, fino a poco prima. Niente di tutto questo, i tassi di interesse statunitensi sono molto probabilmente destinati a rimanere fermi ancora per parecchio tempo a meno di trend decisi e persistenti nei dati macroeconomici. Il mercato del lavoro è in particolare tenuto sotto osservazione per identificare eventuali cedimenti che finora non si sono verificati.


Il recupero delle Borse mondiali era iniziato già mercoledì scorso e anche nella seduta odierna i listini del Vecchio continente si stavano muovendo pigramente in territorio positivo prima di ricevere la forte spinta derivante dalla lettura del dato sull’inflazione Usa, spinta che è arriata anche sui futures americani e che ha permesso a Wall Street di aprire in deciso rialzo.

Nel mese di maggio i prezzi al consumo negli Usa sono cresciuti 0,7% rispetto ad aprile, più delle attese degli analisti (0,6%) e della lettura di aprile (0,4%). E’ tuttavia al dato core, al netto delle componenti maggiormente volatili dei prezzi, gli alimentari e l’energia, che gli operatori si sono rivolti con maggiore fiducia. Il Cpi core è cresciuto, a maggio, di appena lo 0,1%, un dato inferiore alle attese degli analisti (0,2%) e alla rilevazione di aprile, 0,2%. E così passato in secondo piano il fatto che il rialzo dell’inflazione headline sia stato in maggio il maggiore degli ultimi 18 mesi, grazie al contributo delle componenti energetica e alimentare, la prima in rialzo del 5,4% su base annuale corretta, la seconda dello 0,3%.


Su base annua il dato core si è invece attestato al 2,1% rispetto al 2,6% dell’anno passato e su un livello più vicino alla “comfort zone” definita dalla Federal Reserve. Meno rilveanti ma comunque di tenore positivo gli altri dati macro diffusi in giornata. La produzione industriale a maggio è cresciuta dello 0,7% contro lo 0,4% di aprile e sopra le attese di consensus allo 0,6% mentre l’utilizzo della capacità produttiva ha indicato un allentamento sebbene marginale della pressione scendendo a 81,3% in maggio da 81,5% di aprile e sotto le attese degli analisti a 81,6%. L’Empire manufacturing index relativo all’area di New York è infine balzato a 25,8 punti in giugno dagli 8 del mese di maggio.


Stona leggermente solo l’ultimo dato della giornata. L’indice di fiducia delle famiglie elaborato dall’Università del Michigan è infatti calato a 83,7 punti contro le attese degli analisti che si attendevano una correzione limitata a 88 punti rispetto agli 88,3 di maggio. E’ da tenere presente tuttavia l’influsso negativo che sulla fiducia del consumatore statunitense possono aver avuto l’incremento dei prezzi delle benzine e l’andamento negativo dell’investimento azionario nella prima metà del mese.