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Dati macro penalizzano l’azionario del vecchio continente

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Seconda parte all’insegna della debolezza per i listini europei, penalizzati dalle indicazioni macro sotto le stime arrivate dagli Stati Uniti. Pesa in particolare l’inatteso calo a 51,4 punti messo a segno dall’ISM servizi, atteso sostanzialmente stabile a 55,4 punti.

Peggio del previsto anche l’indice del mercato del lavoro (da 1 a -0,7 punti) e la fiducia dei consumatori Ibd/Tipp (da 48,4 a 46,7 punti). Per quanto riguarda il vecchio continente, sotto le stime anche gli ordini alle industrie tedesche (+0,2% m/m) mentre il Pil della Zona Euro, confermatosi in aumento dello 0,3% trimestrale, è risultato in linea con il consenso.

A Londra il Ftse100 si è fermato a 6.826,05 punti, lo 0,78% in meno rispetto al dato precedente, l’Ibex è sceso a 8.899,5, -0,6%, e il Cac40 ha terminato a 4.529,96, -0,24%. Lieve segno più per il Dax, salito dello 0,14% a 10.687,14.

Sul listino tedesco Bayer ha guadagnato l’1,78% dopo aver nuovamente rivisto al rialzo l’offerta per Monsanto portandola a 127,5 dollari per azione, il 2 per cento in più rispetto al dato precedente e il 19 per cento sopra l’ultimo prezzo di chiusura del titolo a Wall Street.

Parità per Deutsche Telekom (-0,07%) che ha bollato come “senza senso” le indiscrezioni riportate dalla testata Handelsblatt su un presunto piano di ristrutturazione che prevedrebbe il taglio di migliaia di posti di lavoro.

A Londra +1,01% per Easyjet, in scia dell’incremento da 7,1 a 7,5 milioni del numero dei passeggeri ad agosto, mentre ad Amsterdam -2,04% di Aegon a seguito delle dimissioni del Chief financial officer.