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Dati di chiusura

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Dopo una giornata all’insegna dei rialzi, la Borsa di Milano archivia la seduta in ribasso, trascinata dal tonfo registrato dal tedesco Dax a circa un’ora dalla chiusura delle contrattazioni. Immediata la diffusione di rumors su una possibile accelerazione di un intervento di stop alle vendite allo scoperto in Germania da parte della Bafin, prontamente smentito dalle autorità del Paese. Nessun conforto dall’indicazione macro statunitense sulle nuove richieste di sussidi di disoccupazione salite a 417 mila unità contro le 405 mila attese dagli analisti. In questo quadro a Piazza Affari il Ftse Mib ha perso lo 0,25% a 14.944 punti, mentre il Ftse All Share si è attestato a 15.784 punti giù dello 0,18 per cento.

Bene il comparto bancario. I rialzi hanno interessato Ubi Banca (+0,76% a 2,654 euro), Mediobanca (+0,81% a 6,235 euro) Mps (+2,90% a 0,446 euro) Banco popolare (+2,85% a 1,155 euro) ma soprattutto Intesa SanPaolo (+1,61% a 1,138 euro) e Unicredit (+1,68% a 0,906) in testa per buona parte della giornata borsistica nonostante l’indiscrezione di stampa secondo cui i due titoli potrebbero uscire dall’indice Eurostoxx50 nella prossima revisione del 31 agosto. Unica eccezione Bpm che ha chiuso negativa lasciando sul parterre il 3,06% a 1,522 euro.

Rossa Eni che ha chiuso gli scambi in calo dell’1,19% a 13,3 euro. Dovranno passare tra i 6 e i 18 mesi per riavviare la produzione dei campi petroliferi di Eni in Libia. Lo ha dichiarato l’Ad Paolo Scaroni a margine della conferenza stampa del premier Silvio Berlusconi e del primo ministro del Comitato Nazionale Transitorio libico, Mahmud Jibril. Giù anche la controllata Enel Green Power che ha ceduto l’1,93% attestandosi a 1,521 euro.

Dopo una mattinata all’insegna dei guadagni, la Galassia Agnelli ha ridotto bruscamente i guadagni. Fiat Spa ha chiuso in rialzo dell’1,42% a 4,274 euro, mentre Fiat Industrial ha chiuso negativa (-0,91% a 5,965 euro), dopo che in mattinata avevano registrato rialzi superiori al 5%. Meglio Exor su dell’1,71% a quota 15,48.
Rimbalzo per Atlantia (+2,22% a 10,58 euro) dopo lo scivolone di mercoledì, quando la commissione Industria del Senato aveva suggerito l’applicazione dell’aliquota della Robin Tax a tutte le società concessionarie.

Chiusura in territorio negativo per le borse del Vecchio continente. Il movimento ribassista nell’ultima parte di seduta è stato innescato dal listino tedesco, che ha chiuso con un -1,71% a 5.584,14 punti, sul quale sono circolate voci relative una possibile estensione del divieto di short selling a tutte le azioni quotate sul paniere principale. Trascinate al ribasso anche le altre piazze, con il -1,44% del Ftse100 a 5.131,1, il -0,84% dello spagnolo Ibex a 8.299,1 ed il -0,65% del Cac40 a 3.119.

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