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Dargnat (BNP Paribas AM): spiragli di ottimismo sull’Eurozona

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E’ una

visione moderatamente positiva sul futuro dell’Eurozona quella di Christian DargnatCEO mondiale di BNP Paribas
Asset Management
, che in occasione di
un incontro con la stampa nazionale ha fatto il punto della situazione sulle
diverse aree geografiche mondiali e sulle singole asset class evidenziandone
potenzialità e limiti per l’investitore interessato agli investimenti di medio/lungo
termine.

Spiragli di ottimismo per l’Eurozona

Il summit dei leader europei di venerdì scorso
ha rappresentato un decisivo punto di svolta, almeno dal punto di vista degli
investitori istituzionali fornendo risposte innovative e convincenti su come verranno
affrontate le problematiche del Vecchio continente. 

Secondo Dargnat la crisi dell’Eurozona
ha più matrici: oltre alle problematiche relative al debito sovrano, il tessuto
economico continentale si deve scontrare con la perdurante mancanza di
competitività delle imprese, con problemi di governance e con un sistema
bancario troppo poco integrato.

I rimedi sono da ricercarsi in una maggiore coesione
tra i vari Paesi europei soprattutto a livello fiscale. Un decisivo passo in
questa direzione, suggerisce l’esperto, potrebbe essere quello di far diventare
la Banca Centrale Europea un prestatore di ultimo istanza a garanzia dei
singoli Stati. Secondo il Ceo, dato per scontato un taglio dei tassi da parte
della Bce nella riunione odierna, gli operatori si concentreranno ora sulla
riunione del prossimo 9 luglio quando verranno diffusi i dettagli tecnici delle
decisioni diramate settimana scorsa.

Indispensabile una maggiore integrazione
continentale

Uno dei pilastri basilari su cui fondare una
crescita sostenibile, secondo Dargnat è rappresentato da una supervisione
europea sul sistema bancario. L’esperienza greca e le problematiche delle
piccole banche spagnole dimostra come sia oramai indispensabile accelerare il
processo di mutualizzazione del debito, magari da attuarsi tramite l’introduzione
degli Euro Bills. Se l’Eurozona dovesse implodere, ha sottolineato Dargnat, tutti
noi cittadini europei saremmo costretti a pagare un conto molto salato anche se
il costo più oneroso, con tutta probabilità, sarebbe sostenuto proprio dalla
Germania che genera nella zona euro oltre i due terzi del proprio fatturato.

 

Il
peggio dovrebbe essere oramai alle spalle

Non si può chiaramente dire che tutti i
problemi siano risolti. Secondo l’esperto, però, il pessimismo che ha investito
l’intera Eurozona ed in particolare i Paesi periferici dovrebbe aver superato
il proprio picco massimo. Per questo le decisioni di asset allocation degli
investitori, istituzionali e privati, dovrebbero tenere presente questo mutamento
di scenario.
La crescita resterà probabilmente debole per molto tempo, e non sono nella zona
euro; di conseguenza gran parte degli investitori non potranno che restare in
attesa di indicazioni più precise prima di tornare con convinzione sul mercato.

Obbligazioni: meglio alleggerire il peso
della Germania

Per quanto riguarda il mercato obbligazionario BNP
Paribas AM rimane sottopesata di Bund visto che a medio termine i tassi
tedeschi dovranno con tutta probabilità rialzarsi. Interessanti occasioni di
acquisto sono state invece evidenziate sul mercato spagnolo e, con maggiore
convinzione, su quello italiano dove la strategia è buy and hold: “Siamo fiduciosi sull’Italia, a questi livelli è interessante acquistare
Btp se si è investitori di lungo termine”, ha detto Dargnat.

Puntare
sullo stock piking preferendo le azioni esposte sui mercati emergenti

Il mercato azionario presenta interessanti prezzi
se analizzati in termini di valori storici e prospettici. I ratio dividend/yield
e il price/earning (vedi tabella) sono però basati su previsioni di crescita
degli ultimi forse troppo ottimistiche (10,9% nel 2012, e 13,2% nel 2013). Secondo
Dargnat quindi è ancora troppo presto per entrare indiscriminatamente sul
mercato azionario. E’ preferibile mantenere un approccio cauto sull’equity preferendo
piuttosto le strategie di stock picking, in particolare sulle aziende particolarmente
esposte sui mercati emergenti.

 

Usa
ancora interessanti, ma attenzione al fiscal cliff

Gli Stati Uniti rimangono un Paese interessante
dove rivolgere i propri investimenti. Nel Paese è infatti iniziato un processo
di re-industrializzazione che ha consentito di tagliare parte dell’imponente
deficit registrato a livello di bilancia commerciale, soprattutto nei confronti
della Cina.

Secondo Dargnat, però, nel
secondo semestre di quest’anno i flussi di investimento potrebbero iniziare ad
abbandonare gli Stati Uniti per tornare nel Vecchio Continente. Gli Usa dovranno
infatti presto affrontare la problematica del “fiscal cliff”. Senza
un intervento correttivo del legislatore, a fine anno entreranno in vigore aumenti
dell’imposizione fiscale e tagli automatici della spesa pubblica che avrebbero
un impatto significativo sul Pil. Secondo alcune analisi, la riduzione della
ricchezza prodotta nel Paese potrebbe raggiungere il 4% nella prima metà del
2013.
Per questo, secondo Dargnat, potrebbe essere venuto il momento di alleggerire
le posizioni su Wall Street a favore di azioni dell’area euro.