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Dal parterre di Piazza Affari al manifesto salva-Italia: Preatoni vuole “una scelta diversa”

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Da oggi anche un pezzo di
storia della finanza italiana fa il suo ingresso nel dibattito politico/economico
del Paese.  

E’ Ernesto Preatoni, l’ex “raider
di Garbagnate”
, l’uomo che sul finire degli anni ’80 ha
concepito e realizzato clamorose scalate ad alcune banche popolari del nord
Italia, per dedicarsi successivamente (e con successo) all’attività
immobiliare, tanto da essere oggi considerato l’inventore di Sharm el-Sheikh, località turistica egiziana che ha conosciuto nell’ultimo decennio un tumultuoso sviluppo.

Preatoni ha infatti
presentato il suo manifesto per “una scelta diversa” con l’intervento dell’economista
indipendente Paolo Savona, del professor Giuliano Urbani dell’Università Bocconi
e la presenza in teleconferenza del Nobel per l’economia Paul Krugman, noto
per le sue posizioni volte a un maggior contributo della politica monetaria per
la risoluzione della crisi. E proprio da quest’ultimo punto prende le mosse il
manifesto scritto da Preatoni. Niente paura però, non è un nuovo partito –
tiene a precisare l’entourage dell’imprenditore – quanto piuttosto un movimento
che vuole indicare una via di salvezza per l’Italia e per l’Europa che non passi
solo attraverso la dolorosa ricetta dell’austerità e del maggiore peso del
fisco.

 

Il manifesto “Una scelta diversa è possibile”

Una
scelta diversa per battere la crisi economica è possibile.
Non solo è possibile, è anche doverosa.
È una scelta di coraggio, di lucidità e di responsabilità.
Di coraggio, perché è una scelta eretica, che sfida l’ortodossia del pensiero
economico dominante.
Di lucidità, perché è una scelta libera da pregiudizi e da scorie ideologiche,
ma ancorata alla realtà fattuale.
Di responsabilità, perché si preoccupa seriamente del futuro dei nostri figli
ai quali dobbiamo lasciare un patrimonio di opportunità.

Fare
una scelta diversa significa dire basta a una politica economica fatta di
aumento sistematico delle imposte e di tagli alla spesa sociale: questi
interventi costituiscono infatti una spinta inesorabile verso la depressione.
Fare una scelta diversa significa invece dare nuovo impulso al sistema
economico dell’Italia e dell’Europa.
Oggi abbiamo un solo strumento per portare il Paese fuori dalla crisi
economica: creare moneta per lo sviluppo.
Dobbiamo consentire alla Banca Centrale Europea di fare quello che è concesso
(e che è richiesto) alle grandi banche centrali del mondo nei periodi di
recessione economica: stampare moneta e immetterla nel sistema produttivo.

Questa
leva ci consentirebbe, una volta per tutte, di rilanciare gli investimenti che,
in Italia, negli ultimi cinque anni, sono crollati del 20%.
Minori investimenti significano minore sviluppo interno e minore competitività
sui mercati internazionali.
Ecco perché la parola d’ordine oggi non dovrebbe essere ridurre il deficit
pubblico ad ogni costo, ma far ripartire gli investimenti e questi non
torneranno a crescere fino a quando a ripartire non saranno i consumi. Ecco
perché l’unica strada per rimettere in moto l’economia sarebbe immettere denaro
sul mercato in forti quantità, come sta avvenendo negli Stati Uniti, grazie
agli interventi della Federal Reserve.

Mai
come in questa fase storica gli interessi dei lavoratori e quelli degli
imprenditori (dei produttori, appunto) coincidono.
Nulla impedirebbe di pensare ad un meccanismo per adeguare i salari dei
lavoratori produttivi e dei pensionati a un tasso in linea con una eventuale
inflazione.

Smettiamola
di credere che la crisi si possa superare attraverso manovre “lacrime e
sangue”: non c’è manovra economica che oggi ci possa consentire di ripagare un
debito pubblico che per l’Italia sfiora i 2mila miliardi di Euro. Tutto quello
che è stato fatto fino ad oggi dimostra che la politica “lacrime e sangue” deprime
ancora di più l’economia e peggiora la situazione debitoria del Paese.

L’unica
strada – e non solo per l’Italia, ma per tutti i Paesi d’Europa che oggi
attraversano la crisi – è puntare su un ritorno alla crescita del prodotto
interno lordo, non su un taglio del debito.

Ernesto Preatoni

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