Dal parterre di Piazza Affari al manifesto salva-Italia: Preatoni vuole "una scelta diversa"

Inviato da Marco Barlassina il Mer, 28/11/2012 - 23:09

Da oggi anche un pezzo di storia della finanza italiana fa il suo ingresso nel dibattito politico/economico del Paese.  

E' Ernesto Preatoni, l'ex "raider di Garbagnate", l'uomo che sul finire degli anni '80 ha concepito e realizzato clamorose scalate ad alcune banche popolari del nord Italia, per dedicarsi successivamente (e con successo) all'attività immobiliare, tanto da essere oggi considerato l'inventore di Sharm el-Sheikh, località turistica egiziana che ha conosciuto nell'ultimo decennio un tumultuoso sviluppo.

Preatoni ha infatti presentato il suo manifesto per "una scelta diversa" con l'intervento dell'economista indipendente Paolo Savona, del professor Giuliano Urbani dell'Università Bocconi e la presenza in teleconferenza del Nobel per l'economia Paul Krugman, noto per le sue posizioni volte a un maggior contributo della politica monetaria per la risoluzione della crisi. E proprio da quest'ultimo punto prende le mosse il manifesto scritto da Preatoni. Niente paura però, non è un nuovo partito - tiene a precisare l'entourage dell'imprenditore - quanto piuttosto un movimento che vuole indicare una via di salvezza per l'Italia e per l'Europa che non passi solo attraverso la dolorosa ricetta dell'austerità e del maggiore peso del fisco.

 

Il manifesto "Una scelta diversa è possibile"

Una scelta diversa per battere la crisi economica è possibile.
Non solo è possibile, è anche doverosa.
È una scelta di coraggio, di lucidità e di responsabilità.
Di coraggio, perché è una scelta eretica, che sfida l'ortodossia del pensiero economico dominante.
Di lucidità, perché è una scelta libera da pregiudizi e da scorie ideologiche, ma ancorata alla realtà fattuale.
Di responsabilità, perché si preoccupa seriamente del futuro dei nostri figli ai quali dobbiamo lasciare un patrimonio di opportunità.

Fare una scelta diversa significa dire basta a una politica economica fatta di aumento sistematico delle imposte e di tagli alla spesa sociale: questi interventi costituiscono infatti una spinta inesorabile verso la depressione. Fare una scelta diversa significa invece dare nuovo impulso al sistema economico dell'Italia e dell'Europa.
Oggi abbiamo un solo strumento per portare il Paese fuori dalla crisi economica: creare moneta per lo sviluppo.
Dobbiamo consentire alla Banca Centrale Europea di fare quello che è concesso (e che è richiesto) alle grandi banche centrali del mondo nei periodi di recessione economica: stampare moneta e immetterla nel sistema produttivo.

Questa leva ci consentirebbe, una volta per tutte, di rilanciare gli investimenti che, in Italia, negli ultimi cinque anni, sono crollati del 20%.
Minori investimenti significano minore sviluppo interno e minore competitività sui mercati internazionali.
Ecco perché la parola d'ordine oggi non dovrebbe essere ridurre il deficit pubblico ad ogni costo, ma far ripartire gli investimenti e questi non torneranno a crescere fino a quando a ripartire non saranno i consumi. Ecco perché l'unica strada per rimettere in moto l'economia sarebbe immettere denaro sul mercato in forti quantità, come sta avvenendo negli Stati Uniti, grazie agli interventi della Federal Reserve.

Mai come in questa fase storica gli interessi dei lavoratori e quelli degli imprenditori (dei produttori, appunto) coincidono.
Nulla impedirebbe di pensare ad un meccanismo per adeguare i salari dei lavoratori produttivi e dei pensionati a un tasso in linea con una eventuale inflazione.

Smettiamola di credere che la crisi si possa superare attraverso manovre "lacrime e sangue": non c'è manovra economica che oggi ci possa consentire di ripagare un debito pubblico che per l'Italia sfiora i 2mila miliardi di Euro. Tutto quello che è stato fatto fino ad oggi dimostra che la politica "lacrime e sangue" deprime ancora di più l'economia e peggiora la situazione debitoria del Paese.

L'unica strada - e non solo per l'Italia, ma per tutti i Paesi d'Europa che oggi attraversano la crisi - è puntare su un ritorno alla crescita del prodotto interno lordo, non su un taglio del debito.

Ernesto Preatoni

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