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Dai crediti subprime un’altra mattonata all’immobiliare Usa e alle borse

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Tra i fattori alla base del rallentamento dell’economia americana, non è una novità, c’è la frenata dell’immobiliare. Solo nelle ultime settimane però i mercati finanziari hanno cominciato a prezzare tale evidenza. In particolare da quando sono iniziate a giungere indicazioni pessimistiche da parte delle banche sul deterioramento della propria qualità del credito. Negli Stati Uniti gli istituti di credito hanno finanziato in maniera crescente i possessori di case proprio sulla base dei sempre maggiori valori dei beni immobili detenuti, sostenendo in via indiretta i consumi degli americani. Un processo che si è però esaurito con l’inversione dei prezzi delle case.


Ora però il problema rischia di acuirsi a causa del crescente numero di insolvenze che stanno interessando il mercato dei prestiti. La prima a lanciare l’allarme sul mercato americano era stata, poco meno di due settimane fa, Hsbc, che aveva anticipato un aumento delle insolvenze da parte dei creditori. Ad essere sotto pressione sono però soprattutto gli istituti specializzati nel segmento dei cosiddetti mutui subprime, quelli concessi a soggetti non dotati di garanzie o che comunque non rispondono agli usuali standard di affidamento. Oggi è il turno dell’americana New Century Financial, i cui titoli, dopo che la società è stata messa sotto inchiesta dalle autorità federali per supposti errori contabili relativi agli accantonamenti per le perdite legate ai prestiti, segnano a New York un calo del 57% (6,3 dollari). New Century è il secondo maggior operatore statunitense dell’industria dei crediti subprime. Alcune società del settore hanno già dovuto chiedere la protezione della normativa sulla bancarotta: Ownit Mortgage Solutions, Mortgage Lenders Network USA and ResMAE Mortgage. Si tratta tuttavia di una circostanza che potrebbe verosimilmente avere anche conseguenze sistemiche. Gli operatori di crediti subprime fanno infatti assegnamento su altre banche più grandi per finanziare le loro operazioni.

Il fenomeno è ancora più significativo se si pensa che molti di questi prestiti sono stati accesi proprio per acquistare case da parte di persone che fino ad anni recenti non avevano potuto farlo. Ecco perché l’andamento di tali prestiti è particolarmente sotto osservazione: un collasso determinerebbe un ulteriore decremento della domanda di immobili. Si inizierebbe così a guardare con maggiore preoccupazione alle provocazioni di coloro che ritengono che una eventuale bolla sulla casa sarebbe peggiore di quella azionaria del 2000, dato il numero di possessori di case rispetto a quelli di azioni, con un effetto ricchezza molto maggiore.


In un commento al mercato redatto dal gestore di un fondo hedge macro raccolto da Finanza.com proprio un mercato immobiliare caratterizzato da dati che vanno “di male in peggio”, è identificato come uno dei fattori, assieme al calo dell’attività manifatturiera, in grado di riflettersi negativamente su un’economia in cui i consumi hanno giocato un ruolo importante nell’espansione.