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Da scudo fiscale tesoretto da 2 mld. E si pensa già allo scudo-bis

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Grande successo dello scudo fiscale. Si tratta del provvedimento che consente il rimpatrio e la regolarizzazione dei capitale detenuti all’estero attraverso il pagamento di un’aliquota pari al 5% dei capitali dichiarati e la cui data di conclusione è fissata per oggi. Secondo alcune indiscrezioni i capitali già rientrati in Italia con lo scudo fiscale si aggirano intorno ai 110 miliardi di euro, il che significa un gettito previsto per lo Stato oltre i 5 miliardi di euro. Una cifra di gran lunga superiore rispetto ai 3,7 miliardi contabilizzati nella legge finanziaria. Per i dati ufficiali occorrerà aspettare ancora qualche giorno ma si tratta comunque di un’operazione che ha superato le prime due edizioni di questo tipo di manovra che avevano consentito il rimpatrio complessivo di 70 miliardi di euro.
Numerosi intermediari e consulenti finanziari hanno evidenziato che sarebbero molti i ritardatari che affollano le banche per aderire in extremis all’operazione. Una situazione che, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, potrebbe incidere sulla decisione di riaprire la sanatoria, ma alzando l’aliquota. Lo scudo fiscale- potrebbe così confluire nel decreto Milleproroghe (che dovrebbe approdare giovedì sul tavolo del Consiglio dei ministri) e potrebbe avere un’aliquota più alta rispetto all’attuale 5%. Si parla di una aliquota del 6-7% con una proroga fino al 15 aprile 2010. Un’operazione che potrebbe far rientrare patrimoni per altri 30 miliardi di euro.

Secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, dallo scudo fiscale trarranno vantaggio non solo le casse del fisco, ma anche l’economia del paese, poiché ben il 99% delle operazioni concluse ha riguardato capitali che sono rientrati in Italia, fisicamente o giuridicamente. Il direttore ha inoltre precisato che dopo la scadenze previste dallo scudo, coloro che verranno scoperti a lasciare patrimoni in paradisi fiscali rischieranno sanzioni molto severe, che potranno arrivare ad un massimo del 480 per cento della maggior imposta dovuta e non pagata.

Entrate extra di circa 2 miliardi da inserire nel decreto di fine anno. Tesoretto che dovrebbe andare a finanziare le proposte accantonate in sede di Finanziaria, come la tassazione secca al 20 per cento dei redditi da affitto, ma anche qualche limatura all’Irap. Resta inoltre da valutare il nodo relativo all’Iva sull’imposta dei rifiuti, non dovuta in base a una sentenza della Corte Costituzionale. Inoltre un’ampia fetta di questo tesoretto, circa 500 mln, sarà destinata alla proroga degli incentivi auto.