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Da mercoledì via alle trimestrali, per gli analisti comunque vada sarà un successo

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Nelle ultime settimane Wall Street ha perso spinta propulsiva. Perché l’azionario Usa possa davvero ritrovare una direzione occorrerà aspettare mercoledì con l’inizio della stagione delle trimestrali, che si aprirà con i consueti risultati di Alcoa per proseguire nell’ottava successiva con quelli di Intel e General Electric.


 

L’earning season arriva in una fase in cui si assiste a una moltiplicazione dei punti interrogativi sulla sostenibilità del rally di Borsa in essere da circa 7 mesi. Solo nel corso del fine settimana sono stati numerosi i commenti autorevoli improntati alla cautela. Il doctor doom Nouriel Roubini ha detto che “i mercati hanno corso troppo, troppo presto e troppo velocemente”; il ceo di Hsbc, Michael Geoghegan, ha spiegato al Financial Times di attendersi una nuova flessione dell’economia e un conseguente andamento a W tale da giustificare la posticipazione di piani d’investimento; mentre Bill Gross di Pimco, il più importante gestore obbligazionario al mondo, ipotizza l’avvio di una “nuova normalità” caratterizzata da tassi di crescita inferiori al 2% e performance del mercato azionario al di sotto del 5% annuo.

 


Cosa attendersi dunque? I pareri raccolti tra le note di analisi pubblicate oggi indicano un buon grado di fiducia nei benefici che il mercato trarrà dai prossimi risultati trimestrali.


 


“Da parte nostra – scrive Giorgio Radaelli, chief global strategist di Bsi –  la breve battuta d’arresto, che ci saremmo aspettati ad ottobre, con un sell on good news durante la pubblicazione delle trimestrali del terzo trimestre e con il payback dell’effetto cash for clunckers sulle vendite di automobili è già iniziata, ancor prima delle trimestrali. In questo contesto, se lo storno di borsa dovesse continuare anche nei prossimi giorni, l’effetto trimestrali potrebbe capovolgersi e diventare trigger favorevole nel prosieguo del mese”. Ne consegue il consiglio di accumulare equities in periodi di debolezza come quello attuale almeno finchè si rimarrà in una situazione caratterizzata da ampia liquidità, tassi d’interessi bassi, ripresa della congiuntura e crescita degli utili societari.


 


“Agli attuali livelli gli indicatori tattici ci condurrebbero normalmente a un downgrade dell’azionario, ma i segnali provenienti da tali indicatori sono meno significativi in questa fase del ciclo”, spiegano invece da Credit Suisse in una nota dall’esauriente titolo “Not time to sell”. Gli analisti hanno rivisto al rialzo a 76 dollari le stime sull’utile per azione del 2010, un valore che presupporrebbe un progresso del 29%, e ritengono che il potenziale di upside arriverà dalla prossima stagione di trimestrali con il consensus sull’utile per azione ancora al di sotto del livello relativo al secondo trimestre.


 


Considerazioni analoghe anche dagli strategist globali di Nomura, che in un documento pubblicato oggi, spiegano di ritenere che le attuali stime per il trimestre siano eccessivamente contenute e che questo contribuisce a creare le condizioni per risultati migliori delle attese, così come era avvenuto nel primo e nel secondo trimestre dell’anno. Sia la casa d’affari nipponica sia Credit Suisse hanno indicano un target per fine anno sull’S&P500 a 1100 punti.

 

Anche dalla divisione Markets & Investment Banking di Unicredit vengono segnalati numerosi fattori che suggeriscono un aumento del tasso di sorprese positive in arrivo dalle trimestrali Usa. Gli analisti restano bullish sull’azionario e si attendono che l’uptrend prosegua anche nei primi tre mesi del 2010 come conseguenza di una stabilizzazione/ascesa delle stime di utile. Per l’S&P500 il target è a 1110 punti.

 

(notizia aggiornata alle ore 16.15)