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Da Fmi nuovo piano contro fuga capitali, più facile accesso a liquidità in crisi valutarie

Sarà più facile accedere ai dollari, senza che prima vengano messe in atto quelle riforme strutturali spesso onerose che in passato hanno caratterizzato i piani di salvataggio.

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L’Fmi sta perfezionando un piano volto a mitigare le crisi valutarie. E’ quanto riporta il Nikkei Asian Review, precisando che l’intenzione dell’istituzione di Washington guidata da Christine Lagarde è quella di gestire nel modo più efficiente i collassi delle valute, scatenati da gravi fughe di capitali.

Come? Assicurando un facile accesso ai dollari, senza che prima vengano messe in atto quelle riforme strutturali spesso onerose che hanno caratterizzato i piani di salvataggio del passato.

Fmi teme crisi mercati emergenti scatenata da Fed?

La decisione indica come l’Fmi sia preoccupato per le conseguenze delle manovre di politica monetaria restrittiva della Fed; manovre che, a suo avviso, si starebbero già traducendo in un rimpatrio di dollari negli Usa e che di conseguenza potrebbero scatenare forti flussi in uscita dai mercati emergenti, a danno delle valute di questi paesi.

La conseguenza sarebbe una grave crisi, in quanto un eventuale crollo delle valute renderebbe più oneroso il rimborso dei debiti in monete straniere potrebbe provocare forti crisi finanziarie.  E  la situazione potrebbe anche peggiorare, nel caso in cui gli speculatori entrassero in azione e iniziassero a scommettere al ribasso contro monete già zavorrate dai sell, per realizzare veloci profitti.

Fmi, come funzionerebbe il nuovo schema

Di solito, il paese che si trova a gestire una situazione del genere deve intervenire nei mercati del forex, dove cerca di rivalutare la propria moneta attraverso la vendita di dollari.

Con il nuovo piano a cui l’Fmi sta lavorando, a questi paesi in difficoltà verrebbe permesso di acquistare dollari, principalmente attraverso prestiti di breve termine a scadenza di 1 anno o anche inferiore.

In base allo schema in via di perfezionamento, il Fondo Monetario Internazionale valuterebbe i potenziali paesi beneficiari del suo programma a seconda dei dati relativi alle loro partite correnti e ai conti pubblici. L’economia potrebbe accedere a tali agevolazioni, una volta considerata da Washington sufficientemente in condizioni di salute. Il massimo dei prestiti sarebbe limitato dai contributi che ogni paese eroga all’Fmi.

Fmi pronta a tagliare con il passato

Le agevolazioni rappresenterebbero uno strappo rispetto al passato. Durante la crisi valutaria che colpì l’Asia nel 1997, l’Fmi fornì infatti sostegno all’Indonesia imponendo tuttavia severe condizioni in cambio, tra cui la decisione dei governi di far fallire le banche in difficoltà. “Questa esperienza “traumatica” diede il via un risentimento acceso nei confronti del fondo da parte dell’Association of Southeast Asian Nations.

L’introduzione del nuovo schema – che dovrebbe diventare ufficiale in occasione di un meeting del board dell’Fmi che potrebbe tenersi già questo mese – dovrebbe, nelle speranze dell’Fmi, aiutare a minimizzare il rischio di caos politico nelle economie interessate. L’Fmi ha già avviato trattative con il gruppo ASEAN (nazioni del Sud-est asiatico), che include Indonesia e Filippine.

Fmi, nel nuovo piano Cina non inclusa

Sullo sfondo, nonostante la ripresa economica rispetto agli anni bui della crisi finanziaria del 2008, rimane il timore che i mercati finanziari di tutto il mondo possano essere destabilizzati dalla decisione di altre banche centrali, come la Bce, di seguire il percorso di normalizzazione dei tassi avviato dalla Federal Reserve. E proprio tale paura sta spingendo alcuni paesi a considerare di aderire al nuovo piano dell’Fmi.

Il piano non verrebbe contemplato per la Cina, paese che detiene massicce quantità di riserve valutarie in dollari.