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Da Bce alert Brexit su banche. Euro al top in sei mesi, con Macron una nuova fase?

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Trader sempre più confusi su quelle che potrebbero essere le prossime mosse di politica monetaria della Bce. Per quanto il numero uno Mario Draghi abbia negato che l’istituto possa essere anche solo un po’ condizionato dall’esito delle elezioni francesi o da altri eventi politici, diversi analisti sottolineano come sia invece quasi ovvio che la Bce non si stia esponendo più di tanto. E proprio in attesa di capire meglio come tali eventi plasmeranno l’Europa.

Ciò provoca un clima di costante incertezza in un continente, quello europeo, già costretto a fare i conti con la grana Brexit.

Tra l’altro, per niente rassicuranti sono state le dichiarazioni arrivate nelle ultime ore da Sabine Lautenschläger, vice presidente del board di supervisione della Banca centrale europea, che ha sottolineato, parlando da Francoforte, che sarebbe opportuno che le banche sia britanniche che dell’Unione europea iniziassero a prepararsi al “peggio” durante il processo che concretizzerà la Brexit.

Processo che è già iniziato e che, stando a quanto statuiscono le norme Ue, durerà due anni dall’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, avvenuta a fine marzo.

“Non ci importa se le banche vadano a Dublino, Parigi, Roma o Francoforte. Quello che ci importa è che le banche dell’Eurozona vengano monitorate in base agli stessi standard”. In poche parole: sbaglia in toto chi pensa che, per strappare competitività a una City che già diversi istituti stranieri stanno decidendo di lasciare, la Bce offrirà termini più vantaggiosi magari sotto forma di regole meno severe.

Dunque, attenzione a cercare di dribblare la regolamentazione della Bce con società fittizie e in generale con le cosiddette “shell companies”.

La Bce non ha alcuna intenzione di abbassare la guardia. Tutte le banche che operano in Eurozona dovranno essere vere, ovvero “presentare una specifica divisione locale per la gestione dei rischi, disporre di personale locale a sufficienza e godere di una indipendenza operativa”. E, soprattutto, qualunque istituto stia pensando di aprire una sede nell’Ue e dunque far richiesta per ottenere una licenza, “lo faccia il prima possibile”, perchè il tempo a disposizione è poco.

Una certezza, in realtà, arriva proprio da queste dichiarazioni: la Bce continuerà a far rigare dritto le banche.

Ciò che è invece sempre meno chiaro è quando la Bce inizierà a ridurre il bazooka monetario del Quantitative easing.

Alle rassicurazioni di Draghi, che sembra non abbia neanche voglia di parlare di tapering, si accompagnano dichiarazioni sospette: come quella del responsabile economista della Bce, Peter Praet, che ieri ha detto che la crescita dell’Eurozona potrebbe accelerare il passo, rendendo necessarie modifiche alla guidance da parte della Bce. 

“Potrebbe esserci un rischio lievemente al rialzo per il secondo trimestre, probabilmente un po’ più forte di quello a cui assistiamo ora”.

Inevitabile la reazione dei mercati, con l’euro che è scattato sulla scia delle speculazioni, rinnovate, secondo cui la Bce apporterà qualche modifica al suo comunicato, in occasione della riunione del Consiglio direttivo del prossimo 8 giugno.  Per esempio, l’istituto potrebbe eliminare tutti i riferimenti alla presenza di rischi al ribasso per l’economia e magari potrebbe decretare anche che non ci saranno più stimoli oltre a quelli già presenti.

Nel primo trimestre il Pil dell’Eurozona ha segnato una espansione dello 0,5% su base trimestrale, e Praet ha affermato che il secondo trimestre potrebbe rivelarsi anche più solido. L’economista non è andato troppo oltre, anzi ha anche frenato le attese nel momento in cui ha fatto notare che, affinché si possa parlare di inflazione sostenibile, è necessario che, oltre ai prezzi, crescano anche i salari. 

In questo contesto, cosa deve fare tuttavia chi fa trading sull’euro-dollaro? La politica monetaria restrittiva della Fed dovrebbe favorire il biglietto verde.  

Ma nella sua newsletter Macro View Marc Cudmore sottolinea come la divergenza tra le scelte della Fed e quelle della Bce potrebbe non essere più, almeno al momento, il principale market mover. Cudmore ritiene che sia necessario focalizzarsi piuttosto su una vittoria, al ballottagio delle elezioni francesi del prossimo 7 maggio, del leader di En Marche! Emmanuel Macron sull’avversaria populista e di estrema destra Marine Le Pen.

Sono più di sette anni che l’euro combatte una crisi esistenziale. Certo, tale crisi si è smorzata e si è anche allontanata, ma non è mai andata davvero via”. Detto questo, il trader crede che ora sia il momento di “andare avanti” e prevede un apprezzamento della moneta unica.

“Non pensavo che l’euro ce l’avrebbe fatta a sopravvivere con tutti i suoi membri. Ma ce l’ha fatta, e ha mostrato la sua resistenza. E’ sopravvissuto a una crisi finanziaria, ai problemi delle banche, ai problemi sui debiti, alla disoccupazione, ai politici populisti contrari all’euro, alle proteste e al terrorismo”.

Nel far riferimento al fatto che c’è inoltre sempre la Bce, pronta a fare “qualsiasi cosa sia necessaria” per difendere l’euro, e alla luce del calo dei tassi di disoccupazione e della crescita dell’economia al di sopra delle attese, Cudmore sottolinea anche come ormai “non stiamo più parlando di una parità tra l’euro e il dollaro o un valore anche inferiore”.

E aggiunge anche che sono stati superati i timori sul sistema bancario italiano.

Dunque: “è arrivato il momento di iniziare a considerare il potenziale di apprezzamento della moneta unica, almeno verso le monete delle altre economie avanzate”.

L’unico freno “sono i rendimenti reali, ampiamenti negativi”, Ma alla fine tale situazione sarà affrontata dalla politica monetaria nei prossimi mesi. In definitiva, “chi fa trading sui rischi sistemici di mercato deve capire quando la data di scadenza è stata superata”. Per Cudmore, insomma, “è arrivato il momento che l’euro si goda la vita ed esca dai riflettori, consentendo ad altri asset di diventare il focus delle preoccupazioni del mercato”.

Per ora la realtà gli dà ragione: l’euro è volato fino ai massimi in sei mesi, anche se non è riuscito a superare la soglia di $1,10. Le aspettative di una vittoria di Macron hanno permesso alla moneta unica di guadagnare quasi il 2,5% nelle ultime due settimane e stamattina la valuta ha testato $1,0990, il record in sei mesi per l’appunto, prima di fare dietrofront. Su base settimanale, il rialzo è rimasto solido con un +0,8%.

Sul suo rialzo è ottimista anche Valentiv Marinov, responsabile della strategia forex G10 presso Credit Agricole a Londra, fiducioso sulla possibilità che l’euro possa rafforzarsi con la vittoria di Macron.

In questo modo, spiega, “gli investitori potranno tornare a concentrare la loro attenzione sui fondamentali resilienti dell’Eurozona, sul miglioramento dell’outlook in generale e dunque sul fatto che la Bce potrebbe avvicinarsi alla fase di tapering del proprio QE”. A dispetto delle rassicurazioni di Draghi e anche a dispetto di quella debolezza dell’euro, che è stata alla fine proprio uno dei motivi che hanno consentito all’Eurozona di ripartire.