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D. Choe: i pullback del rame possono rappresentare un’opportunità di acquisto

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I dati sulla crescita cinese nell’incrementare negli operatori la convinzione che Pechino stia per varare una nuova stretta monetaria hanno spedito i futures sul greggio di poco sotto quota 90 dollari il barile. L’economia cinese è cresciuta del 9,8% nell’ultimo trimestre del 2010, superando le attese del mercato; confortante il dato riguardante la crescita dei prezzi, passata a dicembre dal 5,1 al 4,6%. Ma non solo le notizie dalla Cina. Hanno pesato sul greggio anche i dati relativi le scorte statunitensi diffusi dall’American Petroleum Institute, che il mercoledì hanno mostrato un inatteso aumento di 3,533 milioni di barili, e dall’EIA, divisione del Dipartimento dell’Energia americano, secondo cui gli stock sono saliti di 2,62 mln di barili a quota 335,73 milioni.

Il movimento dei prezzi del petrolio verso i 100 dollari al barile ha spinto i commentatori a sottolineare come il rialzo delle quotazioni potrebbe compromettere la ripresa economica globale. L’Opec, dopo l’allarme-prezzi lanciato dall’International Energy Agency, ha dichiarato che i recenti rialzi sono solo il frutto di un indebolimento del biglietto verde e della speculazione intorno alla materia prima. L’Organizzazione dei Paesi produttori ha poi rimarcato come l’allarme arrivi dopo un incremento delle tasse da parte dell’IEA. Christopher Beauchamp nel Commodities Update di IG Markets rileva come alcune indicazioni dal fronte macro arrivate dagli Stati Uniti abbiano portato gli operatori a pensare che “la ripresa economica degli Stati Uniti sia ancora troppo debole per giustificare un petrolio a 100 dollari al barile”.

In rialzo invece le quotazioni del rame che mercoledì mattina hanno fatto registrare un massimo storico in quota 9.765 dollari la tonnellata. I prezzi hanno approfittato di un report del World Bureau of Metal Statistics, secondo cui nei primi 11 mesi del 2010 è stato registrato un deficit nelle forniture di rame a livello globale. Nel pari periodo 2009 il dato aveva messo a segno un surplus di 276.000 tonnellate.

Anche in questo caso le notizie in arrivo dalla Cina hanno fatto indietreggiare le quotazioni, che in questo momento si attestano a 9.433 dollari. David Choe da IG Markets rileva come “gli investitori dovrebbero essere cauti, poiché il rame è un prodotto molto volatile. Forti pullback del prezzo non sono rari e possono rappresentare una buona opportunità di acquisto”. Sempre secondo l’analista “i prezzi potrebbero continuare a salire fino al secondo trimestre, prima di affrontare una correzione in vista dell’estate”.

In forte rialzo anche il mais, che nella settimana ha guadagnato quasi il 10% portandosi a 6,5 dollari per bushel. La settimana scorsa il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense ha dichiarato che le forniture di grano mondiale potrebbero scendere del 14% nel corso del 2011, portando il deficit di produzione globale a 20,1 milioni di tonnellate. Le scorte di mais negli Stati Uniti per il 2011 scenderanno a 745 milioni bushel, il livello più basso dal 1995.

Dopo la siccità in Russia, Ucraina ed in alcune parti d’Europa e le piogge in Canada e in Australia, secondo Christopher Beauchamp nei prossimi mesi “un supporto per ulteriori guadagni potrebbe arrivare dalle nuovi inondazioni in Australia e dal clima secco in alcune zone degli Stati Uniti”.