D. Choe: la domanda interna tedesca potrebbe ripartire

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Le indicazioni macroeconomiche arrivate oggi dalla Germania rafforzano la moneta unica nel cross con il dollaro, spinto al ribasso dai dati arrivati ieri dal mercato del lavoro e dalle indicazioni peggiori delle attese dell’indice dei beni durevoli. Da un lato quindi la fiducia degli investitori tedeschi, che ha portato l’Ifo sul clima degli affari a 106,8 punti a settembre dai 106,7 punti dello scorso mese. Il dato è risultato superiore alle attese degli analisti che lo indicavano in flessione a 106,4 punti. Dall’altro le tensioni che continuano ad accompagnare l’economia statunitense, che dopo l’inattesa crescita messa a segno ieri dalle nuove richieste di sussidio a 465 mila unità, oggi deve fare i conti con il -1,3% degli ordini di beni durevoli. Ad influenzare questo risultato l’andamento del comparto trasporti, al netto del quale il dato registra un +2%. Per l’indice completo gli analisti avevano pronosticato un calo di 1 punto percentuale.

L’economista Joerg Lueschow di West LB sostiene che la domanda interna sia aumentata e possa compensare qualsiasi riduzione nelle esportazioni. Secondo David Choe di IG Markets “ciò può essere vero considerando un recente sondaggio condotto da Bloomberg, secondo cui il cancelliere tedesco Angela Merkel è molto apprezzato tra gli investitori per le sue politiche in materia economica; la dura presa di posizione del cancelliere sull’austerità può effettivamente ottenere il sostegno da parte del pubblico tedesco e contribuire a ripristinare la fiducia, che a sua volta potrebbe stimolare la spesa interna”.

Per acquistare un euro sono necessari 1,3451 dollari, quasi l’1,2% in più rispetto al dato precedente. Ma il biglietto verde perde terreno anche contro sterlina, franco svizzero, yen e dollaro australiano. Nel primo caso il cable (gbp/usd) ha accelerato al rialzo, scambiando in questo momento a 1,5778 (+0,7%) dopo gli indici macro statunitensi.

Martedì è in programma la pubblicazione del dato sul Pil del Regno Unito; Choe sottolinea che “se la crescita economica del Regno Unito continuasse a rallentare, come molti economisti si aspettano a causa dei tagli alla spesa nel settore pubblico, allora sarebbe ragionevole aspettarsi un calo della sterlina”. Secondo l’analista di IG Markets “nelle ultime settimane la situazione è cambiata, con la sterlina che non sempre segue gli allunghi dell’euro. Ciò suggerisce che gli investitori stanno cominciando a dare maggior peso alle tendenze dei fondamentali sottostanti e al valore intrinseco, piuttosto che acquistare o vendere semplicemente in base alla propensione al rischio”.

Intanto l’avversione al rischio sta rafforzando yen e franco svizzero contro il biglietto verde. Il primo incrocio (usd/chf) questa mattina è sceso sotto quota 0,98 per la prima volta dal marzo 2008 (0,9796 in questo momento) mentre il secondo a 84,380 sta lentamente tornando ai livelli che avevano preceduto l’intervento della Bank of Japan.

Chiudiamo infine con il dollaro australiano, che al greenback può contrapporre fondamentali economici decisamente solidi e l’attesa degli investitori per un incremento del costo del denaro il mese prossimo. “Un comunicato ufficiale da parte del Dipartimento del Tesoro australiano ha alimentato tali aspettative dopo aver evidenziato la pressione al rialzo sull’inflazione dato che le condizioni continuano a rafforzare l’economia australiana” evidenzia Choe.

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