D. Choe: i dati sulle scorte di greggio indicano quotazioni sotto i 90 dollari al barile

Inviato da Luca Fiore il Ven, 11/03/2011 - 15:22
Dopo esser stati supportati dalla crisi libica, i prezzi del greggio nelle ultime sedute hanno risentito della crescita delle scorte statunitensi. Mercoledì l'Energy Information Administration (EIA) ha annunciato che gli stock sono cresciuti di 2,5 milioni di barili; il dato riferito a Cushing (Oklahoma), il più grande terminal petrolifero degli Stati Uniti, è salito ai livelli massimi mai rilevati.

David Choe nel Commodities Update di IG Markets rileva che il dato "giustificherebbe un calo dei prezzi sotto 90 dollari al barile, vale a dire il prezzo del WTI a febbraio, prima che le tensioni in Egitto e Libia esplodessero". Ora i riflettori si spostano sull'Arabia Saudita, con il timore che le proteste possano estendersi al maggiore produttore di petrolio nel Medio Oriente.

Secondo Choe "eventuali interruzioni dell'approvvigionamento dall'Arabia potrebbero giustificare un ulteriore picco delle quotazioni, visto che i 200 dollari al barile pronosticati nel caso in cui la situazione dovesse degenerare anche in Arabia rappresentano un buon indicatore di quanto gli speculatori siano disposti a spingere i prezzi".

Si conferma invece ai massimi da 31 anni l'argento. Nel corso delle ultime sedute i prezzi spot dell'oro dei poveri si sono spinti oltre 36 dollari per oncia in scia delle tensioni geopolitiche e del rialzo delle quotazioni del greggio. Da IG Markets l'analista Christopher Beauchamp sottolinea come un sostegno ai prezzi è stato garantito anche dalla crisi del debito sovrano nella Zona Euro, tornata prepotentemente alla ribalta dopo l'incremento dei rendimenti dei titoli portoghesi ed il downgrade della Spagna da parte di Moody's. Con queste premesse Beauchamp pronostica quotazioni in ulteriore crescita nelle prossime settimane.

E chiudiamo con i prezzi del caffè qualità Robusta, cresciuti oltre l'8% la scorsa settimana. Agli ormai soliti timori legati ad un calo della produzione si è aggiunta l'attesa per una crescita dei consumi. Per quanto riguarda la prima, l'Organizzazione internazionale del caffè (ICO) prevede a causa delle avverse condizioni meteorologiche un calo dell'output di 1,1 milioni di sacchi a 133,7 milioni il prossimo anno.

Dal lato della domanda invece troviamo il Brasile. Nel 2010 i consumi in Brasile sono cresciuti del 4,1% registrando un surplus nella produzione di 1,2 milioni di sacchi. Secondo Beauchamp "i prezzi dovrebbero iniziare a scendere a partire dalla seconda metà del 2011, quando l'inizio della raccolta in Brasile produrrà un incremento delle scorte". Va infine rilevato che vista la ciclicità biennale della produzione carioca ed alla luce del buon raccolto del 2010, per l'anno prossimo le attese sono per un ribasso della produzione.
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